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BFM34 - "Lepanto - O Ultimo Cangaceiro", un progetto
concettuale, ideologico, intellettuale


BFM34 -
Non c’è un percorso univoco per vedere (interpretare, seguire, assorbire) Lepanto - O Último Cangaceiro di Enrico Masi; una pellicola che già viene definita programmaticamente ‘hybrid fiction’ ed è più un progetto concettuale, ideologico, intellettuale, che un’opera di comunicazione.

‘La libertà è una conquista non un’elargizione’ è l’incipit – in pratica un sottotitolo – che suggerisce da subito una chiave di lettura (quella principale dalla quale non si può prescindere e alla quale non si può sfuggire): uno spunto narrativo del documentario è infatti la lotta per la libertà di tanti brasiliani contro i piani edilizi previsti dalle Olimpiadi 2016, che prevedono espulsioni, sfratti e distruzione, sotto l’auspicio che si risolva come la famosa battaglia di Lepanto, prima storica vittoria della flotta cristiana della Lega Santa ai danni delle forze navali turche. Un richiamo infelice, in questo momento storico, soffiare sulle braci ardenti dello ‘scontro di civiltà’: possibile che l’unico riferimento passato a simboleggiare una lotta (e conquista) per la libertà, sia stato una battaglia tra cristiani e mussulmani (manicheisticamente buoni e cattivi)?

Detto ciò, il percorso del regista – Enrico Masi – e del protagonista – Mike Wells – è molto più complesso: imbastendo insieme diverse suggestioni (molte letterarie e artistiche), i piani della narrazione proliferano e lo spettatore è chiamato a lasciarsi catturare emotivamente da impressioni (visive e sonore) oppure intellettualmente da conoscenze che già gli appartengono (un bagaglio culturale molto specifico), senza ulteriori spiegazioni.
Alla portata di tutti resta l’interessantissimo spaccato sulla realtà abitativa (dis-abitativa) del Brasile: le testimonianze di chi lotta contro un gigante imbattibile, l’autenticità del movimento di resistenza indigena (una battaglia spirituale e identitaria), le parole di chi enfatizza le disparità sociali stigmatizzandole.

Immanente e onnipotente anarchico, Mike Wells lungo tutto il film è chiamato non solo ad essere testimone di sé (come vittima londinese degli ‘sfratti olimpici’ – bisognerebbe ergerli a categoria – e come individuo in crisi personale e relazionale) ma soprattutto ad incarnare l’ultimo ‘cangaceiro’ del titolo, caratteristica figura brasiliana di pirata, Robin Hood, bandito buono, riferimento per i più deboli. Durante la sua evoluzione interiore in cerca di un sogno da realizzare Wells diventa sempre più ‘teorico di se stesso’ fino alla completa realizzazione, che fa convergere il suo tragitto con le immagini brasiliane: “sto cercando qualcosa ma non so cosa, potrei essere un cowboy brasiliano, un bianco contro un bianco, un uomo contro l’ingiustizia: ecco il mio sogno! Ma questo cangaceiro vincerà” .

Resta una domanda: l’ultimo cangaceiro è un pensatore solitario (com’è rappresentato sullo schermo) oppure si tuffa anche tra la gente per la quale esige una liberazione?

12/03/2016, 15:00

Sara Galignano