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Note di regia de "Il Patto della Montagna"


Note di regia de
Vogliamo realizzare un film su un evento saliente e poco conosciuto della storia italiana del Novecento, trasmettendone la portata simbolica, tutt’ora attuale in una comunità dove si produce il miglior prodotto tessile del mondo e dove la crisi tende a disgregare l’identità.

A guerra aperta, tra il 1943 e il 1945, nel Biellese si conducono trattative segrete tra imprenditori tessili, operai e partigiani per tutelare la produzione di qualità e ottenere migliori condizioni lavorative, tra cui la parità salariale tra donne e uomini, un risultato che a livello internazionale si raggiungerà solo negli anni ‘60. Per la prima volta in Europa, in tempo di guerra, le rappresentanze del mondo del lavoro cercano – sotto la protezione dei partigiani – di riattivare dal basso quelle dinamiche democratiche necessarie alla ripresa dello sviluppo: un esempio antesignano di coraggio, organizzazione e lungimiranza storica. Il nuovo patto, che riallaccia il dialogo sociale e apre alla ricostruzione, si chiamerà “Contratto della Montagna”. Esso nacque da contingenze drammatiche per farsi precursore del moderno confronto democratico tra le parti sociali, includendovi i germi di quel rinnovamento che porterà, vent’anni più tardi, all’equiparazione salariale tra uomini e donne con legge nazionale. Un’anticipazione storica di conquiste civili radicate nel territorio che nel tempo rendono coincidenti comunità, impresa, capacità di fare, prodotto eccellente.

Raccontare il Contratto della Montagna significa raccontare le radici nobili di un'economia globale qual è quella dell’alta moda. Dal prodotto finale, l’abito in passerella, si risale a cosa vuol dire qualità e si scopre che il Biellese, storico distretto tessile che nonostante la crisi ha una produzione di alto livello come nessun altro luogo, radica la qualità del prodotto nella qualità delle relazioni produttive.
Una storia di diritti, etica del lavoro, capacità artigianali e imprenditoriali, relazioni tra uomini ancor prima che tra imprenditore e lavoratore. Una storia non facilmente delocalizzabile.

Il documentario racconta gli esiti creativi e qualitativi di alto livello raggiunti come il risultato di un processo fatto di uomini, di territorio e di vicende; il Contratto della Montagna ne è un fatto emblematico, capace di parlare al cuore e alla mente delle persone.
Si racconta un Made In Italy radicato in valori territoriali e non solo estetici, un saper fare che è un risultato che non si inventa in poco tempo.

Il film arriva al fatto storico partendo dall’oggi e da qualcosa che è la seconda pelle dell’uomo, l’abito; un abito di lusso, che non è esperienza di tutti ma che raccoglie la creatività e la capacità di uomini. Una storia raccontata da figure umane che, nel cambiamento dei tempi, cercano tutte una nuova dimensione sociale, siano essi imprenditori, lavoratori, giovani o artisti.