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WAX - WE ARE THE X GENERATION - Una generazione senza presente


Li chiamano “Generazione X” forse anche perché la società è disposta a metterci una croce sopra. Sono, per dirla con le parole di Lorenzo Corvino, “i sacrificabili”. Una storia che mescola avventura, romanticismo e thriller. Prodotto da Vengeance con Rai Cinema, sarà in sala dal 31 marzo con Distribuzione Indipendente.


WAX - WE ARE THE X GENERATION - Una generazione senza presente
Gwendolyn Gourvenec in WAX di Lorenzo Corvino
A loro, ai nati tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’80, ai disillusi figli di MTV e del Twix, dell’era digitale e dei co.co.co, Lorenzo Corvino dedica la sua opera prima. “Wax, We Are the X” è un film su una generazione ancora in cerca di riscatto.

Corvino, che firma anche soggetto e sceneggiatura, vuole raccontare i trentenni di oggi e lo fa non solo scegliendo un cast di attori under 40 (con l’eccezione di Jean-Marc Barr e di Rutger Hauer, il cui ultimo cameo risale a Batman Begins di Christofer Nolan) ma anche utilizzando i loro strumenti espressivi. "Wax" è un film interamente realizzato con la macchina da presa in soggettiva, girato in gran parte con lo smartphone e la GoPro. “Il linguaggio in questo film è forma e contenuto” spiega il regista.

La storia mescola avventura, romanticismo e thriller. Due giovani italiani e una ragazza francese vengono inviati a Monte Carlo per le riprese di uno spot. Hanno a disposizione una settimana e 30 mila euro per portare a termine l’incarico. Inizia così un road movie nel quale i tre si conoscono, si divertono, si amano. Scopriranno di essere stati sfruttati, e in qualche modo raggirati, ma riusciranno a trovare il modo di vendicarsi.

Il trio funziona, la francese Gwendolyn Gourvenec, e gli italiani Jacopo Maria Bicocchi e Davide Paganini riescono a creare un’alchimia che sostiene il film anche quando la trama rischia di perdersi in eventi troppo rocamboleschi. Il merito del regista, oltre alla coerenza estetica, sta nell’adesione totale di Corvino alla causa di una generazione, che poi è la sua, abituata ad adattarsi a tutto ma non per questo disposta ad arrendersi: "Per parlare della crisi e della povertà, si tende sempre a porre l'attenzione su casi di cronaca estremi e drammatici per lavare la coscienza borghese - sottolinea - ma raccontare un dramma sullo sfondo di splendide scenografie come quelle della Costa Azzurra o delle isole Canarie è molto più complesso. Certo, la precarietà della nostra generazione, più che qualcosa di materiale, è un concetto intellettuale”. È così, parlando del presente, che una storia diventa universale.

17/03/2016, 09:22

Maria Teresa Squillaci