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Il 24 marzo doppio appuntamento per Astradoc:
“My Nature” e “Moj Brate - Mio Fratello”


Il 24 marzo doppio appuntamento per Astradoc: “My Nature” e “Moj Brate - Mio Fratello”
Una scena di "Moj Brate"
Venerdì 24 marzo 2017 a partire dalle ore 20.00 doppio appuntamento per AstraDoc - Viaggio nel Cinema del Reale – rassegna organizzata da Arci Movie, Parallelo 41, Università Federico II e Coinor: saranno presenti i registi Gianluca Loffredo e Nazareno Manuel Nicoletti per presentare “My Nature” e “Moj Brate - Mio Fratello” in collaborazione con la Cineteca nazionale.

"My Nature", diretto da Massimiliano Ferraina e Gianluca Loffredo, racconta la storia di Simone di Giacomantonio che con molto coraggio ha deciso di “mettersi a nudo” e raccontare la propria vita. Nato con una disforia di genere, Simone è nato donna e a 27 anni, dopo un trascorso di tossicodipendente a Caserta, ha deciso di iniziare il percorso della transizione sessuale. A 40 anni decide di voler raccontare la sua storia, affinché possa essere un esempio positivo di speranza non solo per chi soffre di disforia di genere, ma in assoluto per chiunque abbia avuto un grande dolore nella propria vita. Un nuovo equilibrio emotivo e spirituale è possibile e la storia di Simone ne è la prova. Il film è stato premiato con una menzione speciale al Festival del documentario sociale di Perugia Perso 2016.

"Moj Brate - Mio Fratello": Il regista Stefano Gabrini attraversa e ripercorre i luoghi e il vissuto di uno dei suoi più intimi amici, l’antropologo, attore e clown Alberto Musacchio, morto suicida nel 2001. Dopo averlo diretto nel film “Il gioco delle ombre”, nel 1996 Stefano chiede ad Alberto di seguirlo in Bosnia dove insieme organizzeranno laboratori e spettacoli teatrali per bambini e adolescenti traumatizzati dalla guerra.
Dopo 14 anni Stefano contatta amici, parenti, in un racconto che si estende nello spazio e nel tempo. Prima Roma, poi la Bosnia, infine il Canada, dove negli ultimi anni della sua vita Alberto insegnava e studiava. Andato lì come Ricercatore di antropologia per l’Università dell’Alberta, diventato poi archeologo, ha lasciato scritto che le sue ceneri fossero conservate nella terra di questa natura meravigliosa, che tutti i giorni lui respirava e viveva per il suo lavoro. Storie di vite tranciate, tagliate, mai pacificate. Un cugino che conserva in un vaso una parte delle ceneri, un piccolo mucchiettino che la madre di Alberto ha portato con sé dal Canada. Un fratello in cui vivo è il ricordo di questa scomparsa e che ancora oggi vive il suo dolore. E poi gli amori di Alberto, donne che si nascondono allo sguardo. Domande senza risposta. Senza giudizi. Resta il dolore, semplicemente il dolore. Tutto sospeso.

21/03/2017, 11:50