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Note di regia di "Amore Primo"


Note di regia di
Amore Primo come prima forma di amore che conosciamo e nutriamo, verso i componenti del proprio nucleo familiare o delle persone con le quali siamo cresciuti.
Amore Primo come espressione di un amore incondizionato.
Amore Primo come sinonimo di un amore ambiguo, che infrange i tabù.
Matteo ha dei problemi al lavoro, ritrovatosi senza alloggio, è ospite non desiderato in casa di Marta. La sua presenza è ingombrante e questo sarà motivo di una lunga discussione tra i due che sfocerà in un litigio finale.
La loro relazione non è chiara: inizialmente si pensa che Matteo sia un amico invadente, poi che si tratti una coppia in crisi o di ex-amanti. Sul finale si svela che sono fratello e sorella ma resta un’ambiguità sulle basi del loro legame.
In questo episodio volevo analizzare il linguaggio nelle sue diverse forme: come lo attraversiamo, lo sperimentiamo, o subiamo nella quotidianità. Qui il linguaggio si mischia passando dalle sue espressioni più alte a quelle più scontate e prive di un apparente significato.
Le prime parole che ascoltiamo sono quelle di un discorso di vittoria politica, seguite dalla volgarità e l’idiozia del linguaggio pubblicitario; trasmesse entrambe dalla radio come vuoto
sottofondo. Infine ci immergiamo nella mediocrità e nella pochezza contenutistica delle parole dei due protagonisti.
Marta e Matteo incarnano la banalità del quotidiano, agita in tutta la sua bruttezza. I loro discorsi sono infarciti di frasi fatte e di circostanza che risuonano come note di vecchi strumenti
scordati.
Il loro legame è fatto di non detti, di tanti sottointesi, di infinite piccole provocazioni. Solo due volte entrano in contatto fisico: quando Matteo serra tra le braccia la sorella o quando
Marta lo picchia furiosamente. Improvvisamente i due protagonisti sembrano prender vita, attraverso il contatto affiorano sentimenti e sensazioni che rimandano ad un vissuto dai contorni
sfumati ed equivoci.

Andrea Alessandro La Bozzetta