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Al Biografilm Festival un omaggio a Mellara e Rossi
e l'anteprima di "I'm in Love with my Car"


Al Biografilm Festival un omaggio a Mellara e Rossi e l'anteprima di
"I’m in love with my car", l'ultima fatica cinematografica di Michele Mellara e Alessandro Rossi debutta in anteprima mondiale al 13°vBiografilm Festival. Il film documentario sarà presentato nell’ambito dell’omaggio che il festival dedica alla premiata coppia di autori bolognesi con la proiezione di tre loro lungometraggi precedenti: Fortezza Bastiani, sulla vita universitaria; "Domà", un tuffo nell’umanità di San Pietroburgo e le sue case; La febbre del fare, sulla rinascita di Bologna nel dopoguerra.

Prodotto da Mammut Film con il supporto di Film Commission Torino Piemonte e in collaborazione con Regione Emilia-Romagna Film Fund, "I’m in love with my car" affronta la storia dell’evoluzione fisica e antropologica dell’automobile.

La macchina ha cambiato il nostro modo di percepire noi stessi e il mondo. Mellara e Rossi si addentrano all’interno di questa rivoluzione culturale e fisica con "I’m in love with my car," documentario diviso in cinque capitoli, uno per ognuno dei sensi. Il film sottolinea i pericoli che l’automobile comporta per il corpo umano, dai problemi respiratori a quelli cardiovascolari. A questa visione oscura fa da contrappunto la fantasia incantata e immaginifica dei bambini di una terza elementare di Bologna.

"I’m in love with my car" racconta l’evoluzione del modo di percepire il mondo e l’uomo, obbligato a una nuova imprescindibile facoltà: quella di saper guidare. Tutti i sensi sono in gioco nella macchina, tutti ne vengono modificati: la vista, impoverita da un mondo che diventa paesaggio; il gusto, nel rituale quotidiano dei fast-food e dei drive-through; il tatto, che stringe la macchina a sé e ne è ammaliato; l’olfatto, circondato da odori che non riesce più a distinguere; l’udito, nel boato del traffico e nell’ipnotico rombo delle auto da corsa.

L’evoluzione non è solo fisica ma antropologica: arriva a coinvolgere l’autocoscienza dell’uomo. Come spiega nel film Chris Bangle, direttore del reparto design BMW dal 1992 al 2009, l’uomo trasferisce nella macchina la propria immagine, e la macchina la proietta sul mondo.

Dalle strade intasate di Mosca ai colli bolognesi, il sogno a quattro ruote da cent’anni rischia di accartocciarsi su se stesso. “Non abbiamo sognato abbastanza in grande”, afferma la voce di una pubblicità d’altri tempi.
Secondo Franco La Cecla, antropologo intervistato nel film, “L'automobile è un ossimoro. La risposta individuale alla mobilità finisce per impedire all'individuo di spostarsi: il traffico e l'imbottigliamento non sono un effetto secondario del sistema, ne sono l'essenza. (…) Un mezzo per andare più veloce, finisce in realtà per rendere tutto più lento”.

"I’m in love with my car" riesce a cogliere l’universale della tecnologia insieme ai problemi intimi e personali di ogni essere umano, utilizzando contemporaneamente filmati d’archivio e interviste a esperti quali Chris Bangle e Andreas Zapatinas per il design, tre ricercatori dell' ISFTTAR – Michel Berengier, Judicael Picaut, Arnaud Caen – per lo studio dell’urbanistica, e il pilota Dindo Capello per le sinfonie di motori; e seguendo silenziosamente le storie originali di semplici persone comuni.

In omaggio ai due autori, il 13 °Biografilm Festival presenta altre tre opere tra le più rappresentative della loro carriera cinematografica. La selezione include "Fortezza Bastiani" (2002), esordio di Mellara e Rossi e unico loro lungometraggio di finzione. Il film, premio Solinas per la migliore sceneggiatura (1999), narra la vita universitaria di un gruppo di amici e coinquilini che gravita intorno alla “Fortezza Bastiani”, nome affibbiato all’appartamento in cui vivono, in omaggio al Deserto dei Tartari di Dino Buzzati. Un film che non è soltanto una visione intima e giovanile di Bologna, ma di ogni situazione universitaria. Della percezione collettiva di Bologna parla invece "La Febbre del Fare" (2010), documentario sull’evoluzione della città nel dopoguerra, quando la Rossa divenne la città campione per un modello di sviluppo economico all’avanguardia. Fuori da Bologna si svolge invece "Domà" (2003), ideato con lo scrittore Paolo Nori, un’appassionata ispezione delle vite e delle culture della moderna San Pietroburgo, attraverso le sue abitazioni e i suoi abitanti.

01/06/2017, 18:54