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TFF 35 - I film del concorso internazionale


Due gli italiani presenti: "Blue Kids" di andrea Tagliaferri e "Lorello e Brunello" di Jacopo Quadri.


TFF 35 - I film del concorso internazionale
Manifesto Torino Film Festival 35
La sezione competitiva Torino 35 del Torino Film Festival, riservata a opere prime, seconde o terze, propone 15 film realizzati nel 2017, inediti in Italia.

Questi i film selezionati:

VOIX HAUTE / SPEAK-UP di Stphane De Freitas (Francia, 2017, DCP, 99)
Ogni anno allUniversit di Saint-Denis viene eletto il miglior oratore. Partecipano al concorso gli studenti di una classe multietnico, un professore li istruisce ai segreti del linguaggio e allarte dellespressione. In gioco c il piacere di prendere la parola, per esistere sulla scena del mondo ma anche per cambiarla con la potenza delle idee. Film folgorante sul futuro da costruire, sulla democrazia, sul valore delleducazione, sul potere travolgente delle parole e delle idee. Oggi, ancora.

AL TISHKECHI OTI / DONT FORGET ME di Ram Nehari (Israele/Francia/Germania, 2017, DCP, 87)
La storia di una ragazza anoressica e di un suonatore di tuba fuori di testa, fra reparti psichiatrici e centri di riabilitazione alimentare. S'incontrano per caso e s'innamorano a modo loro, ma la speranza di una vita normale ostacolata da mille fattori, familiari e sociali. Follie vegane e acute frecciate sociali per un dramma in forma di commedia, disperato e leggero, feroce e romantico, illuminante spaccato della realt israeliana, del suo malessere e della sua complessa identit.

ARPN di Toms Espinoza (Argentina/Venezuela/Spagna, 2017, DCP, 81)
Un preside teme che nel suo istituto possano entrare oggetti pericolosi e passa le sue giornate a controllare gli zaini delle studentesse. In quello di una giovane ribelle trova una siringa, usata per praticare iniezioni sulle labbra delle compagne. Dopo un incidente, la ragazza affidata alluomo che, malvolentieri, deve accudirla per un giorno. Un thriller sulla responsabilit, gli abusi, i sospetti sociali, limpido, serrato, dallo stile asciutto e dal ritmo sospeso, con attori che esprimono al meglio la carica repressa dei personaggi.

BAMY di Jun Tanaka (Giappone, 2017, DCP, 100)
Un ombrello rosso cade dal cielo. Lui vede i fantasmi, lei no, e le cose vanno male. Poi lui incontra una ragazza col suo stesso potere, ancora pi impaurita di lui. Un punto a capo nella storia del J-Horror, unopera prima affascinante e misteriosa, dove la cura formale si sposa al minimalismo, il bizzarro allironia, loscurit di temi e situazioni con la limpidezza delle intenzioni. Fino a un finale sorprendente e letteralmente gigantesco, che mette di fronte alla (ir)realt delle cose e al potere dell'immaginazione.

BARRAGE di Laura Schroeder (Lussemburgo/Belgio/Francia, 2017, DCP, 112)
Catherine non ha mai fatto la madre e sua figlia Alba, ora adolescente, cresciuta con la nonna. Dopo anni di assenza la donna si presenta, non per recuperare un ruolo che sa di non poter ricoprire ma, semplicemente, per passare un po di tempo con la ragazzina. Tre generazioni di donne a confronto in un film nervoso, tutto al femminile, che sospende il tempo, rimescola le carte di affetti e delusioni, si arrabbia, si distende, gioca sulla reale relazione madre-figlia che lega Isabelle Huppert alla protagonista Lolita Chammah.

BEAST di Michael Pearce (UK, 2017, DCP, 107)
Moll ha 27 anni, all'apparenza mite, ma in realt insofferente della famiglia conformista e snob e della madre opprimente. Un pomeriggio abbandona arrabbiata il proprio party di compleanno, va a ballare e, nella notte, incontra Pascal, un giovane cacciatore, ombroso, intrigante. Mentre tutta la zona in subbuglio per una serie di omicidi di adolescenti, decide di andare a vivere con questo misterioso sconosciuto. Ambientato nell'isola di Jersey, un thriller psicologico in cui si confrontano attrazione e sospetto.

BLUE KIDS di Andrea Tagliaferri (Italia, 2017, DCP, 75)
Un fratello e una sorella, un legame morboso, uneredit, un conflitto col padre e un gesto folle e studiato che li fa fuggire assieme. Gi assistente di Matteo Garrone (qui in veste di produttore), Andrea Tagliaferri esordisce raccontando una storia dordinaria immoralit, una fiaba nera figlia dei nostri tempi, un mondo noioso dal quale riscattarsi anche con l'orrore, dove psicologie, personaggi e luoghi sono stilizzati e studiati con cura entomologica e con uno sguardo preciso, tagliente e originale.

DAPHNE di Peter Mackie Burns (UK, 2017, DCP, 90)
Daphne unemancipata trentenne londinese: lavora come cuoca in un ristorante chic, vive da sola, ha una vita sessuale disinibita e un rapporto tormentato con la mamma, legge iek, ostenta lingua lunga e un cinico distacco verso il mondo. Un giorno, per, un avvenimento casuale sembra infrangere il suo maniacale controllo sulla realt. Un mystery dell'anima che disegna un ritratto femminile preciso e inquieto, con un senso spiccato per la descrizione degli ambienti umani, urbani e sociali, in una Londra alienante e attraente.

THE DEATH OF STALIN di Armando Iannucci (Francia/UK, 2017, DCP, 107)
Cosa fecero Malenkov, Kruscev, Molotov, Beria e gli altri stretti collaboratori di Stalin quando, nel 1953, trovarono il dittatore riverso nel suo studio colpito da un infarto? A questa e ad altre domande risponde causticamente la black comedy che Armando Iannucci ha adattato da una graphic novel francese: panico, intrighi, sgambetti, paranoie, epurazioni, vendette, rincorsa al potere, la tragedia che si trasforma in farsa. Una cavalcata nell'acido, con Steve Buscemi, Simon Russell Beale, Michael Palin.

A FBRICA DE NADA di Pedro Pinho (Portogallo, 2017, DCP, 177)
Dal realismo della crisi che attanaglia il Portogallo dal 2008 all'inaspettata esplosione del musical: quando gli operai di una fabbrica di ascensori si accorgono che lamministrazione sta smantellando macchinari e materie prime, si organizzano per opporsi alla delocalizzazione e decidono di occupare le loro postazioni a vuoto, senza lavoro da eseguire. Un ritratto del post-capitalismo che sta fra agit prop, documentario, dramma e commedia psicologica e musical. Un esordio complesso, vitale, ironico.

KISS AND CRY di Chlo Mahieu e Lila Pinell (Francia, 2017, DCP, 78)
Scivolano sul ghiaccio, aeree, prendono il volo, a volte cadono: un gruppo di pattinatrici quindicenni affronta un quotidiano fatto di amicizie, competizioni, innamoramenti, difficolt, dubbi, scelte, conflitti familiari. Domina il durissimo allenatore, ai limiti del sadismo. Opera prima di due documentariste, un atipico racconto di formazione che coglie le sfumature della crescita, non d giudizi morali, si mette nei panni delle ragazze protagoniste e ammira la loro strabordante, contagiosa vitalit.

LORELLO E BRUNELLO di Jacopo Quadri (Italia, 2017, DCP, 85)
Pianetti di Sovana, Maremma Toscana. I gemelli Brunello e Lorello Biondi si occupano della fattoria di famiglia da sempre, lavorando dallalba al tramonto in armonia con la natura, ma costantemente minacciati dal mercato globale. I capitoli si susseguono, accompagnando le quattro stagioni e i diversi riti della campagna, e guidati dai caustici commenti di una saggia signora locale: unelegia raffinatissima, nella quale uomini e animali si fondono e condividono la stessa filosofia di vita, e attraverso la quale ritroviamo il senso profondo dello stare al mondo.

THE SCOPE OF SEPARATION di Yue Chen (Cina, 2017, DCP, 71)
Grazie ai soldi ereditati alla morte del padre, il giovane Liu Shidong vive una vita alla deriva, tra bar, amici, bevute, relazioni cui non d seguito. Ma questo suo lento rotolare lo porta comunque verso una crescita, di qualche tipo. Il cinema cinese indipendente che non ti aspetti, che guarda allindie USA dei primi anni Novanta come a Hou Hsiao Hsien, passando per Woody Allen e la caustica leggerezza dei suoi dialoghi. Unopera prima rasserenante, dallo sguardo preciso e dai sentimenti morbidi.

THEY di Anahita Ghazvinizadeh (USA, 2017, DCP, 80)
Stabilire chi si . They, loro, il nome con cui ha scelto di farsi chiamare J, che ha quattordici anni ed alle prese con unidentit di genere che non gli chiara. Con laiuto della famiglia sta cercando di rallentare la pubert per avere un po di tempo in pi per pensare a come costruire la sua identit futura.
Opera prima di una regista iraniana, prodotta da Jane Campion: impalpabile, minimalista ma mai approssimativa, dimostra con coraggio la possibilit di smantellare ogni conformismo.

THE WHITE GIRL di Jenny Suen e Christopher Doyle (Hong Kong, 2017, DCP, 97)
Una ragazza allergica al sole nellultimo villaggio di pescatori di Hong Kong. Il suo disagio fisico e psicologico viene lenito dallincontro con un misterioso viaggiatore, con cui nasce una speciale intimit, un distillato dellamore. Film lunare e intimamente romantico, senza tempo, sulle immagini del cuore, sul modo di guardare e di guardarsi, sul senso del confine. Esordio nella regia della produttrice Jenny Suen, che si affida alla sapienza figurativa di Christopher Doyle (Gran Premio Torino 2016), al suo terzo lungometraggio.

14/11/2017, 15:33

Simone Pinchiorri

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