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BIF&ST 9 - Mario Martone e una trilogia sulla nostra storia


Le Masterclass del Bif&st proseguono con il regista napoletano che ha incontrato il pubblico al Petruzzelli parlando del suo cinema e della sua voglia di raccontare la storia in modo diverso. Leopardi come Pasolini e il nuov film in preparazione


BIF&ST 9 - Mario Martone e una trilogia sulla nostra storia
Mario Martone al Petruzzelli per il Bif&st 2018
Al Teatro Petruzzelli, la Masterclass di Mario Martone stata loccasione di scoprire i legami del regista con Leopardi, al centro del film proiettato prima dellincontro, il giovane favoloso, con il Risorgimento di "Noi credevamo" e alcuni retroscena di una carriera quarantennale tra teatro e cinema

Con Il giovane favoloso ho voluto ristabilire la verit su chi era Giacomo Leopardi aldil delletichetta di poeta pessimista che gli viene da sempre attribuita - ha detto Martone al pubblico di bari -. Era un giovane che non accettava i conformismi e gli schemi. In lui convivevano due tensioni, lo slancio e il disincanto. Ho trovato diverse affinit con Pasolini, anche lui non allineato, appena tollerato, anche censurato. La disperata vitalit di cui parlava Pasolini la stessa che si ritrova nello Zibaldone di Leopardi.

"Il giovane favoloso" il film che stato proiettato stamattina al Teatro Petruzzelli prima della Masterclass che ha visto protagonista Mario Martone che, rispondendo alla prima domanda che gli ha rivolto il moderatore Enrico Magrelli, ha confermato essere il secondo di una trilogia iniziata con Noi credevamo e che si concluder con il suo prossimo film che uscir a ottobre di questanno, di cui per il regista ha anticipato solo il titolo, "Capri-Batterie", e il fatto che sia ambientato nella Capri di inizio 900.

Una trilogia del tutto casuale, come ha spiegato: Non cera nulla di programmato, stato un vero work in progress che si sviluppato attraverso gli anni. Quando con Noi credevamo scelsi di raccontare il Risorgimento, dell800 non sapevo quasi nulla, da studente non mi aveva mai attratto, mi sembrava impolverato. Poi mi venuto incontro con forza e leggendo alcuni libri di storia ho scoperto che la retorica che lo circondava era preventiva, che dietro limmagine delle grandi battaglie cerano tante cose. Realizzammo il film rifacendoci a tanti documenti storici, utilizzando lo stesso linguaggio dellepoca, con una ricostruzione e riferimenti filologicamente inappuntabili, senza attualizzare nulla, andando contro i finanziatori che non erano convinti di ci che stavamo facendo. Quando il film fu pronto usc in pochissime sale ma poi ebbe una scossa, la gente faceva la fila per vederlo e ne furono stampate sempre pi copie diventando quel grande successo che stato.

Durante la lavorazione di Noi credevamo io mi sentivo guidato dalla voce di Leopardi, avevo gi ritrovato nei suoi scritti gli slanci vitali di Mazzini e di altri rivoluzionari. Cos decisi, dopo le riprese, di mettere in scena le Operette Morali ma anche in questo caso inizialmente nessun teatro lo voleva. Sennonch anche lo spettacolo, che era prodotto dalla Fondazione del Teatro Stabile di Torino che dirigevo allepoca si rivel un grande successo e fece il record di incassi. A quel punto pensai che potevo fare un film su Leopardi.

"Il Giovane Favoloso" un po pi inventato rispetto a Noi credevamo ma il principio era lo stesso del film precedente, quello di rispettare la veridicit delle ambientazioni e il linguaggio. I dialoghi di Leopardi sono quasi totalmente veri, ogni frase attinge alle sue lettere e alle sue opere. Elio Germano stato mio alleato in questo senso, come pure erano stati gli attori di Noi credevamo. La cosa curiosa che io proposi il ruolo a Germano diversi mesi prima dellinizio della lavorazione per dargli il tempo di prepararsi. Quando poi lui arriv sul set non conosceva bene la sceneggiatura ma su Leopardi ormai ne sapeva pi di me. E il suo lavoro sul corpo del poeta stato perfetto, anche questa insistenza sulla rappresentazione della malattia ci era stata inizialmente contestata ma se non lavessimo fatto avremmo tradito Leopardi.


La Masterclass al Teatro Petruzzelli stata anche unoccasione per rievocare gli inizi di Mario Martone e le principali tappe della sua carriera teatrale e cinematografica.
Ho iniziato a fare teatro a Napoli a 17 anni in un periodo, la fine degli anni 70, che non erano solo gli anni di piombo ma che ha rappresentato anche lultimo momento di grande esplorazione artistica, in cui cerano vitalit, libert e variet. Cerano ancora Eduardo e la sceneggiata ma tante altre opportunit come quella di frequentare la galleria di Lucio Amelio, che portava a Napoli le opere degli artisti pi importanti dellavanguardia artistica internazionale e cera la Cineteca Altro di Mario Franco, dove si potevano vedere i classici insieme alle correnti emergenti come il nuovo cinema tedesco. E poi tanta musica, tanta danza, tutto si mescolava e ti dava la possibilit di fare quello che ti veniva in testa e di condividerlo con altri. La mia storia, in questo senso, parallela a quella di Toni Servillo con il quale in seguito ci siamo legati nei Teatri Uniti, insieme anche ad Antonio Neiwiller. I miei primi spettacoli erano performance, non cerano dialoghi, in qualche caso neppure attori. Il cinema era ben presente, nel senso che proiettavamo super8 o diapositive durante gli spettacoli, praticamente era un cinema senza macchina da presa, stavamo creando un linguaggio nuovo. Poi per la contaminazione tra cinema e teatro non mi bastata pi, iniziato un mio rapporto con il testo e con la parola, il mio teatro si prosciugato e si creato un divario con il cinema. A quel punto si aperta lopportunit di girare un film e abbiamo fatto, con la stessa cooperativa teatrale che avevamo fondato, Morte di un matematico napoletano.

Al termine della Masterclass, Martone ha regalato al pubblico una confidenza inedita: Alla vigilia delle riprese di ogni mio film ho un piccolo rito, quello di riunire i collaboratori pi stretti e vedere, insieme a loro, un film da me scelto. Lunica eccezione fu per Lodore del sangue. Che infatti and male!

25/04/2018, 17:42

La Redazione

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