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CAINA - Senza alcuna pietà a caccia di cadaveri


Arriva in sala il diretto da Stefano Amatucci, con Luisa Amatucci, Isa Danieli, Helmi Dridi, Nadia Kibout, Mario Porfito, Gabriele Saurio. Unico film italiano in concorso al 20° POFF Tallin Black Night Film Festival, "Caina" è liberamente tratta dall'omonimo romanzo (Fandango, 2009) di Davide Morganti Il film sarà distribuito da Moovioole


CAINA - Senza alcuna pietà a caccia di cadaveri
Luisa Amatucci è "Caina" di Stefano Amatucci
Caina lavora di notte sulla spiaggia. Il suo compito è quello di recuperare i corpi annegati degli immigrati che dall’Africa cercano di arrivare in Italia e che il mare trascina sulle sponde.
I cadaveri ritrovati vengono poi dissolti nel cemento di un centro di smaltimento statale.

Caina, Luisa Amatucci, viene pagata 15 euro all’ora per ogni cadavere ritrovato, e per lei i corpi degli immigrati non rappresentano altro che un lavoro retribuito. Il suo passato svela lo zelo e la freddezza con la qua-le riesce a garantirsi il lavoro: infatti, prima di questo, Caina era una killer su commissione, specia-lizzata nell’ammazzare gli extracomunitari.

Anche per quel lavoro, la donna uccideva con freddezza e agiva con disprezzo perché il suo animo deriva da una mentalità violenta, xenofoba e capace di un odio viscerale per tutto ciò che non le è familiare.

Nel frattempo anche un gruppo di immigrati irregolari lavorano, per sopravvivere, come trovacadaveri ma in modo illegale. Anche loro vanno in giro rubando dalle rive i cadaveri degli immigrati, vendendoli sottobanco al centro di smaltimento grazie alla connivenza della sua dirigente, l'anziana signora Ziviello (Isa Danieli), che opera nel malaffare.

La merce è difficile da recuperare, così gli abusivi decidono di annegare a mare quelli che arrivano vivi. Nahiri (Helmi Dridi), un tunisino del gruppo, non ci sta, li abbandona per mettersi al servizio di Caina.

Il regista Stefano Amatucci, alla sua opera prima, inscena uno spettacolo dell’orrore capace di scioccare lo spettatore attraverso la rappresentazione di un universo allucinante, privo di pietà ed empatia. Bravi gli interpreti, buona la messa in scena ritmata e l’alternanza di realismo e surrealismo.

Il regista piuttosto noto per la sua carriera televisiva, in cui emergono titoli come "Un posto al sole" e "La squadra", firma un lavoro coraggioso sull'orrore dell'immigrazione selvaggia anche se insiste nel mantenere una linea narrativa sopra le righe. Alla fine l’irrealtà supera il lecito, il percorso diventa autoreferienziale e si schiaccia su se stesso, l’esagerazione diventa troppo presente, stracciando elementi di profondità tanto richiesti quanto attesi in un racconto così importante.

Anna Pennella

31/05/2018, 17:43