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Note di regia di "T U N D R A"


Note di regia di
T U N D R A
Trattasi essenzialmente di un dramedy che si addentra nei meandri di una Roma ai margini, quella periferica dei cinema abbandonati, dei luoghi da ricostruire e rinnovare, della gente in crisi alla ricerca di una dimensione di pace e armonia.
Implicitamente il film è un omaggio in punta di piedi ai generi canonici della storia del cinema e attraverso alcuni personaggi, quali quello del detective e della femme fatale, tocca anche le corde della commedia surreale, operando un contrasto con l’assunto fondamentalmente drammatico della storia.
Stilisticamente si può ascrivere agli esperimenti delle avanguardie francesi degli anni ’20 con richiami al genere noir degli anni ‘40, all’underground americano dei ’50-’60 e alle Nouvelle Vague di quel periodo.
Lo scopo del progetto è quello di elevare la Poesia e il Cinema a qualcosa d’indispensabile, innestando nel pubblico nuovi incentivi alla creatività martirizzata dalla logica del massimo profitto e confusa dalla realtà dalle nuove invadenti opportunità tecnologiche, per arrivare a riflettere sul loro effettivo status, nel tentativo di ri-raccontare, per mezzo della fantasia, quei luoghi di aggregazione culturale ora in stato di abbandono o in balia di negoziatori finanziari senza scrupoli.
Perché un mockumentary? Eventi fittizi sono presentati come se fossero reali attraverso un linguaggio di base documentaristico, ma oltre la finzione c’è una realtà che ci rivela una preoccupante constatazione: negli anni ‘00 oltre 40 cinema sono stati dismessi solo a Roma, per fare posto a multiplex, istituti del credito bancario, sale bingo, alberghi.
Perché Tundra? La tundra suggerisce ibernazione degli ideali per mezzo della desertificazione delle risorse creative, dell’abbandono nella bieca ottusità da slotmachine di certi uomini di potere, e può quindi suggerire un blocco, un gelo sentimentale, una tensione spasmodica dagli orizzonti velati, oltre i quali si cela la speranza di una ricostruzione.
Nuovo Cinema Africa 8 Porte, vecchia denominazione della prima tappa del percorso delle profetesse della futura cultura raccolta, della quale sarà protagonista colei che ricostruisce i fatti, la ragazza vettore, come 8 sono i cinema dismessi e abbandonati (Africa, Astra, Embassy, Galaxy, Gioiello, Impero, Metropolitan, Puccini) davanti i quali sostare per prendere atto dello stato dell'umanità, nel tentativo di salvarla dallo scempio della disumanità.

Federico Mattioni