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FESTIVAL DI LECCE XX - Carlo Verdone e la critica d'oggi


Con l'occasione della presentazione del libro "Carlo Verdone" di Gian Luigi Rondi, il regista affronta il tema della critica di oggi e di un tempo.


FESTIVAL DI LECCE XX - Carlo Verdone e la critica d'oggi
Il presidente Emiliano, il direttore La Monica e Carlo Verdone (Foto Coccia)
In occasione del Premio Verdone, giunto alla decima edizione al Festival del Cinema Europeo di Lecce, il regista e attore Carlo Verdone è a presentare un libro che lo vede protagonista. Una raccolta di recensioni di Gian Luigi Rondi sui suoi film, occasione per leggere come un grande critico ha accompagnato la carriera del regista.

Interessante come dal primo all’ultimo film, Rondi dialoga a distanza con Carlo Verdone. Un modo per ritrovare momenti dei film di Verdone che tutti noi abbiamo fatto nostri nella vita di tutti giorni.

“Era un grande amico di mio padre, frequentava casa mia ma non era una persona “corruttibile” - dice Verdone nell’incontro di presentazione moderato da Enrico Magrelli - ma una persone schiva che diceva quello che gli andava di dire. Aveva un pregio rispetto a tanti critici di oggi - ma si può parlare ancora di critica oggi?- lui aveva un modo elegante per farti capire se il film aveva delle debolezze. Molti critici mi hanno aiutato, mi hanno fatto riflette, anche le lodi sono importanti, molto importanti, aiutano a capire che possiamo proseguire”.

“Prima i critici non aspiravano a diventare autori, più autori del regista che stavano recensendo. Il critico di oggi deve essere forte, o tu spara un incensamento di cui magari resti anche stupito, oppure se c’è la stroncatura è una stroncatura da grande puzza sotto il naso… ci sono sempre cose poco gradevoli e ti chiedi come mai la scrive così lunga se il film non gli è neanche piaciuto?”

“Il critico per essere un buon critico - ha proseguito Carlo Verdone - deve essere equilibrato, pacato e deve far capire all’autore dov’è c'e secondo lui, perché non è detto che abbia ragione assoluta, ci sono delle fragilità, delle debolezze in sceneggiatura. Quando te le scrive bene e te le porge cono un certo rispetto, tu l’ascolti non una volta ma dieci volte, ci pensi e ci ripensi. Se senti che parte l’attacco precostituito ti fa solo venire i nervi e dopo tre giorni l’hai bello che dimenticato…”

11/04/2019, 19:25

Natalia Giunti