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NATO A XIBET - La Sicilia e il ricordo dell'infanzia


Diretto da Rosario Neri, prodotto da Lorebea Film Production, uscir nelle sale il 3 ottobre e distribuito da Ahora! Film. Nel cast Vittorio Vaccaro, Gabriele Pisano, Lorenza Denaro, Francesco Capizzi


NATO A XIBET - La Sicilia e il ricordo dell'infanzia
"Nato a Xibet" di Rosario Neri in sala dal 3 ottobre
Ambientato a Xibet, lantica citt fortificata arabo- bizantina del medioevo, ovvero lodierna Calascibetta in provincia di Enna, racconta la storia di Pietro ragazzino volenteroso e studioso che con piacere d una mano in famiglia badando al gregge di pecore.

La storia si dipana tra passato e presente, con largo uso di falshback e di narrazioni del piccolo Pietro ormai diventato uomo (Vittorio Vaccaro) che ricorda e incontra personaggi del tempo che fu, sempre attuali e vividi nella sua memoria, ma spesso non pi esistenti. Una volta deciso il suo futuro da fotografo, Pietro costretto ad emigrare al nord proprio per poter studiare ed esercitare la sua professione, ma quando torna nella sua terra, alla sua antica casa ormai abbandonata e vuota, rivive con nostalgia tutto il suo passato di pastorello e di scolaro, riflettendo su ricordi e memorie ancora vivide ma che si scontrano con la realt ormai trasformata.

Rosario Neri ha cercato di rendere vivo il pi possibile un tempo ormai dimenticato che quello della vita rurale nelle campagne siciliane, dei borghi antichi, delle piccole botteghe di barbiere con musicanti, degli empori per tutte le necessit, delle viuzze piene di vita e ormai totalmente abbandonate, delle storie damore e delle fuitine. Uno sguardo damore lo dedica poi allarte della scultura e pittura dei carretti siciliani che forse pochi ancora hanno il piacere di coltivare.

Belle le facce autentiche e selvagge, mentre il doppiaggio in lingua originale eccessivamente sottolineato da una teatralit dove lenfasi degli attori risulta a volte stonata, poco credibile. Il problema potrebbe essere quello di capire se lasciar parlare come lantico dialetto vuole gli attori non professionisti, correndo il rischio di divenire incomprensibili allo spettatore, oppure forzarli a parlare un dialetto comprensibile ma forse un po' finto.

La scelta dellautore rimane nel mezzo, usa il siciliano da tv, rendendolo comprensibile quasi sempre. Sentito e scritto come unopera di grande amore verso un mondo ormai perduto e dimenticato, paga la tonalit usata nella recitazione, mentre premia la scelta di lasciar parlare gli attori in siciliano stretto e lidea di voler raccontare personaggi particolarmente tipici del luogo diventati ormai solo un ricordo lontano.

30/09/2019, 16:35

Silvia Amadio