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FESTA DI ROMA 14 - In Riflessi il Doc su Spoletini


Simone Amendola segue nel suo documentario l'avventura di Antonio Spoletini, boss delle comparse a Cinecittà, a caccia di una copia di "Roma" di Fellini


FESTA DI ROMA 14 - In Riflessi il Doc su Spoletini
L’occhio della macchina da presa si preoccupa di farci entrare in un archivio di vecchie pellicole: pile e pile di “pizze” accatastate su scaffali metallici, che come ricordi polverosi vengono impilati nella grande memoria del cinema.
Ricordi in cellulosa che completano i ricordi di chi, nel cinema, ci ha lavorato. E a quanto pare, uno dei più grandi archivi umani della storia del cinema italiano ed estero, rimane Antonio Spoletini.

Simone Amendola, presentando il suo nuovo documentario alla Festa del Cinema di Roma, nella sezione Riflessi, stavolta sceglie di parlarci di cinema e nello specifico, di chi il cinema l’ha fatto.
Non ci introdurrà alla vita di mirabili attori e registi famosi, ma a quella molto più pragmatica di Antonio Spoletini, il cui lavoro è scovare i volti giusti per le comparse di Cinecittà.

Passando attraverso le giornate di Spoletini, scopriamo le retrovie del cinema smascherandolo della sua illusione: dalla sala di missaggio, ai teatri di posa. Seguendolo nei suoi casting e negli incontri- come in quello con Marcello Fonte - vediamo come la sua vita sia profondamente intrecciata con la storia del cinema: Sergio Leone, Orson Welles, Martin Scorsese… Antonio Spoletini fa prima a “dire con chi non ho lavorato”.

Eppure alla camera si presenta come un uomo molto semplice, dal forte accento romano, quasi burbero con le sue comparse- che pure vuole chiamare attori- presto capiamo che il suo rapporto con il cinema non è di tipo intellettuale, ma è una relazione molto più profonda.

In parallelo alla vita lavorativa e ai vari casting, vediamo il risvolto intimo della vita di Spoletini: il timore dei suoi ottant’anni e la volontà di lasciare un ricordo a figli e nipoti, come una pellicola. E la pellicola in questione è “Roma” di Fellini, nella quale compare insieme ai suoi 4 fratelli e che ricerca insistentemente.
Allo stesso tempo, Fellini è il co-protagonista del documentario, in cui apparirà più volte sotto varie forme, accompagnando Spoletini nella sua ricerca, rafforzando la tematica del rapporto arte-maestranze, verso cui queste ultime Fellini era molto legato, e di cui faceva parte lo stesso Spoletini.

Amendola firma in "Nessun nome nei Titoli di Cosa" parla del Cinema, ma da un punto di vista insolito ed interessante, quasi affettuoso; e parla di un uomo che il cinema l’ha vissuto ed, in incognito, l’ha creato.

Emma Di Marco

23/10/2019, 19:30