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NEL MONDO - Il cinema entra in camera


Un documentario sulla vita in famiglia dopo la nascita del figlio Alessandro. Danilo Monte e Laura D'Amore continuano il racconto della loro esperienza. Selezionato "in concorso" al Filmakers Film Festival di Milano


NEL MONDO - Il cinema entra in camera
"Nel Mondo" di Danilo Monte e Laura D'Amore
Dopo l’esperienza passata nel 2016 in cui la coppia Monte-D’Amore, decise di rendere cinematograficamente fruibile l’esperienza personale di fecondazione in vitro, concependo l’opera "Vita Nova" oltre che il loro figlio Alessandro, eccoci di nuovo immersi nel loro micromondo con il sequel "Nel mondo" in cui il germoglio nato in laboratorio ed impiantato nell’utero di Laura, finalmente viene alla luce in tutto il suo splendore.

E quindi dopo aver seguito le vicende di fecondazione assistita e di gravidanza, non poteva mancare il film sul risultato di questo desiderio di amore, il piccolo Alessandro nato nel 2018 che viene seguito per quattro stagioni, dalla sua nascita al compimento del suo primo anno.

La coppia di artisti non demorde, insiste salda nel tentativo di voler filmare giorno per giorno la famiglia che si è creata, con l’entrata in scena del piccolo protagonista che vagito dopo vagito, pannolino dopo pannolino, ci conduce nell’universo neonatale, un universo standard fatto di pianti notturni, di febbri con bollicine, di piccoli progressi di crescita, con l’unica differenza che a pochi è venuto in mente di farci un film, pensando magari a ragione, che in effetti questa normalissima esperienza possa aver poco a che fare con il cinema.

Godibile invece la storia che con una regia contenuta riesce ad interessare, svelando i meccanismi nascosti della coppia. Un plauso al miracoloso montaggio di Johannes Hiroshi Nakajima che ha saputo con discernimento tagliare il superfluo e tenere l’artistico, nel tentativo di tirar fuori quanta più poesia possibile da fatti di ordinaria quotidianità.

Da notare anche la colonna sonora dei Giulia’s Mother virtuosa band piemontese che accompagna le scene del film, che in effetti non reggerebbe i 75 minuti di durata, se non fosse per una magica lente che sembra condurci fin quasi al limite della noia ma che poi devia e ci porta all’interno di una intimità svelata a poco a poco.

La loro storia d’amore, i loro dubbi, la stanchezza devastante, la nostalgia della vecchia vita più libera e leggera: andare al cinema, leggere un libro, assaporare di nuovo il silenzio, l’ozio. Non tanto i cambiamenti del piccolo Alessandro e della sua naturale crescita sono interessanti, quanto i cambiamenti all’interno della coppia, che rendono il film uno spaccato della vita coniugale stravolta dal nuovo arrivato. Toccanti le scene del ricordo del fratello Tullio, al quale il film è dedicato, venuto a mancare durante le riprese, con le silenziose lacrime del regista che ne rivelano la mancanza. Una vita che arriva ed una che se ne va e questo, in fondo, è il misterioso senso della vita.

20/11/2019, 09:00

Silvia Amadio