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Note di regia di "Enrico Piaggio. Un sogno italiano"


Note di regia di
La seconda guerra mondiale finisce e tanti imprenditori, ingegneri, tecnici, operai, uomini, donne, si rimboccano le maniche e cominciano a lavorare, a ricostruire. Ho sempre visto quel momento come un’onda che si gonfiava e portava il benessere in un paese povero e provinciale, un’onda che ha permesso alle generazioni successive (in primo luogo alla mia) di studiare, di evolversi, di viaggiare, di conoscere le lingue. Piaggio è stato uno di quelli che quell’onda l’ha cavalcata come un abile surfer. Uno che ha inventato una cosa che serve, ma che contemporaneamente crea status, aspettative, sogni.

Molto prima di Apple, molto prima dei testimonial e degli influencer. Nel mettere in scena la sua vicenda umana e industriale, però, ho cercato di rappresentare la parte privata, i sentimenti, le fragilità di un uomo all’apparenza duro e scabro. L’amore per la donna della sua vita, l’adozione della figlia di lei, i rapporti con i dipendenti. Dover rappresentare il dopoguerra ha comportato una lunga fase di documentazione storica, un accurato piano fotografico, una selettiva scelta dei set e dei costumi, tutto per cercare di restituire un’immagine pulita e credibile dell’epoca. Gli stessi principi di credibilità, ovviamente insieme a quelli riguardanti la bravura, hanno presieduto alla scelta e alla direzione degli attori, insieme ai quali ho cercato di restituire le modalità in cui, in un’epoca più pudica e formale della nostra, si manifestavano rapporti e sentimenti. Il film racconta anche la vicenda di due ragazzi, Peter e Suso. Nel metterli in scena non ho potuto non pensare ad altri due giovani che avevano vent’anni in quegli anni, i miei amati genitori, alla cui giovinezza ho idealmente dedicato questo film.

Umberto Marino

12/11/2019, 17:49