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Note di regia di "Voglio vivere senza vedermi"


Note di regia di
Guardare e indagare il “potere” come “immagine”, come “immaginazione”, come “corpo fisico”. Uno sguardo personale, sulle sue forme, sui suoi nascondigli. Il nostro film non procede in linea retta, ma cerca scorciatoie e forme inedite. S’interroga sul potere, per arrivare a narrare la morte e il suo sterminato desiderio di vita, che, una volta raggiunta la forma umana, si scontra con una realtà molto più forte e violenta di quella da lei immaginata. Il potere vacilla davanti all’amore e alla violenza. Nel caos delle forme che oggi la fanno da padrone, il film fa suo il paradigma Godardiano, per cui “bisogna confrontare idee confuse, con delle immagini precise”. Abbiamo narrato il potere e il suo spirito violento e provocatorio, ma anche il suo lato più fragile e indifeso, cercando uno sguardo contemporaneo e libero, partendo da Artaud, padre ideale di questo film. Ereditiamo da lui la necessità di far scoppiare gli ascessi collettivi e di portare a galla tutto il male, tutto lo sporco sedimentato nell’individuo (mal costruito e infetto) e nella società. Ma non dimentichiamo la funzione salvifica dell’arte, ed ecco il perché della presenza del Living Theatre, la sua visione politica e teatrale, che tentava di realizzare questa missione su due piani paralleli e interdipendenti, proponendo se stesso come modello di comunità fondata sui principi anarchici di uguaglianza, sul lavoro, sulla solidarietà. Infine la presenza del cinema di Dreyer, così asciutto, essenziale, necessario. Sorta di stella polare a cui indirizzare il nostro lavoro di cineasti, provando a assemblare un doppio sguardo, maschile e femminile che filtrasse l’inenarrabile, provando a restituire attraverso la narrazione il nostro presente, dominato dai conflitti e dalla violenza e dalla disillusione degli ideali passati. Resta soltanto l’amara rassegnazione al non amore e all’individualità esasperata. Quello che ne è uscito è qualcosa d’indefinibile. Sorta di riflessione filmata e parlata, associazioni d’idee, lampi di immaginazione, finzioni, acting teatrali, domande e materiali vari. Uno sguardo ribelle (almeno nella forma) per un cinema che ha come unica missione, l’urgenza e la libertà.

Bruno Bigoni e Francesca Lolli

15/11/2019, 18:50