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Note di regia de "Il Primo Natale"


Note di regia de
Questa volta è accaduto qualcosa di strano. Qualcosa che non c’era mai capitato né nella nostra vita professionale, né in quella privata. Ma vogliamo dirvi tutto con calma partendo dall’inizio. I più alti dirigenti di Medusa, con i loro completi di grisaglia, preceduti dal capo del cerimoniale in alta uniforme e annunciati da sedici trombe vennero a portarci la lieta novella: farete il film di Natale. Accogliemmo la notizia con il sorriso tra le labbra, che a loro sembrò una paresi: non vediamo l’ora di mettere mano al nostro primo Natale, replicammo loro lungi dal pensare che quello sarebbe poi diventato il titolo. Tornammo a casa e, comprate le migliori penne sul mercato e la carta più bianca e pregiata che esistesse, ci mettemmo al lavoro. Pensare di intrattenere al cinema intere famiglie satolle di panettoni e pandori, ci emozionava e ci riempiva di orgoglio e gratitudine verso Medusa che aveva scelto proprio noi. Tutti abbiamo negli occhi le grandi storie americane piene di babbi natali ed elfi e renne volanti parlanti. Cosi ci immergemmo nella visione nello studio di centinaia di storie di Natale. Una mattina, come per magia, la famosa magia di Natale, la storia si scrisse da sola: “durante le feste natalizie un ladro d’arta sacra ruba una preziosa reliquia dentro una chiesa di un piccolo paese di provincia”, queste le prime righe che vennero di getto.

Una grande felicità s’impossessò dei nostri cuori e continuammo a scrivere per giorni e settimane e mesi certi di avere imboccato la strada giusta. Cosi, completato il copione e indossato i nostri jeans di grisaglia, preceduti da un nostro amico cerimonioso e annunciati da uno squillo di telefonino, ci presentammo al cospetto di tutti i più alti dirigenti Medusa per porgere loro il nostro lavoro. Lo lessero avidamente e ci diedero il loro benestare: si può fare! Ebbri di felicità giungemmo cosi al primo giorno di riprese. Eravamo tutti pronti: noi, la troupe, babbo Natale e pure le renne fremevamo come le macchine alle griglie di partenza del gran premio, quando il macchinista disse la famosa frase: CIAK SI GIRA. E i primi giorni andarono via tranquilli. Poi accadde quello che accadde e che nessuno si aspettava. Mentre stavamo girando la scena in cui padre Valentino (Picone) insegue il ladro Salvo (Ficarra) venne giù un acquazzone incredibile condito da tuoni e fulmini, le strade divennero impraticabili e correndo correndo ci infilammo in un canneto, all’uscita del quale per magia, o per chissà quale altra ragione, ci ritrovammo nella Palestina dell’anno zero inseguiti da veri romani.

A nulla valsero le nostre lamentele e le nostre rimostranze: eravamo veramente nell’anno zero e non riuscivamo a tornare indietro. “stiamo girando il film di Natale per Medusa dobbiamo tornare nel 2019 ci aspetta babbo Natale” urlavamo, ma niente. Nessuno ci dava retta. Così camminando per un mondo assurdo e sconosciuto abbiamo incontrato centinaia di persone, abbiamo visto animali incredibili, corso pericoli che non riusciamo a raccontarvi. Abbiamo persino conosciuto Erode una persona veramente malvagia e addirittura Gesù. Si Gesù quello vero, con la Madonna e San Giuseppe. Proprio lui. Piccolino ancora certo, appena nato, ma era proprio lui, infatti già parlava. Abbiamo chiesto perfino un piccolo miracolo: “puoi fare niente per migliorare Picone?” ma lì anche Gesù ha alzato gli occhi al cielo. Poi in un momento di calma ci rivolgemmo a lui, a Gesù, spiegandogli che noi lì non c’entravamo nulla e che stavamo girando un film di Natale. Gesù ci guardò con i suoi occhi ancora piccoli e ci disse: no, voi state girando un film su babbo Natale! Ma Natale se permettete è la mia festa, è il mio compleanno solo che a furia di babbo Natale ve lo siete dimenticati. Sono io il festeggiato. Rimanemmo a bocca aperta. Aveva ragione.

Ficarra e Picone