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SPAGHETTI ALLA MARTINO - Tante voci per un bel ritratto


Il regista racconta se stesso nel documentario di Daniele Ceccarini e Francesco Tassara, con l'aiuto di tanti personaggi che hanno lavorato con lui: da Lino Banfi a Barbara Bouchet, da Pippo Franco al montatore Eugenio Alabiso.


SPAGHETTI ALLA MARTINO - Tante voci per un bel ritratto
Sergio Martino in "Spaghetti alla Martino"
A parlare di Sergio Martino in un documentario si corre il rischio di inciampare in un’abitudine ormai comune, quella di rivalutare a posteriori la carriera e l’opera di un regista del nostro miglior cinema commerciale degli anni 70 e 80. Da quando Quentin Tarantino confessò la sua passione per i nostri B-movie, anche i critici più barbosi parlano con entusiasmo di film e di personaggi che un tempo attaccavano senza pietà per un cinema che giustamente non comprendevano.

Anche in Spaghetti alla Martino, la costruzione del racconto è ricca di commenti favorevoli, citazioni pop, valutazioni sull’uomo e sulla sua opera con gli occhi di oggi, senza troppo badare la situazione del cinema italiano dell’epoca, dalla creazione delle storie ai generi, dalla produzione al pubblico di riferimento.

E allora i registi Daniele Ceccarini e Francesco Tassara dipingono piccoli quadri sul regista che compongono un ritratto senza, come spesso accade, andare troppo a fondo e farci capire perché Sergio Martino è un grande regista.

Sergio Martino è bravo, era un campione nell’inanellare un film dopo l’altro: due, tre all’anno, curando parecchi aspetti della realizzazione. A fronte di autori che impiegavano anche tre anni per fare un film, per un regista come lui la difficoltà maggiore era riuscire a creare un prodotto nuovo e valido da presentare al pubblico in tempi ristretti, con budget e cast di tutto rispetto certo, ma che avevano nel colpo di genio e nella grande praticità acquisita, la soluzione, spesso originale, ai problemi sia strutturali sia quotidiani. In Spaghetti alla Martino qualcosa c’è, ma non basta.

Sergio Martino ha fatto tanti film di successo, diventati di culto al momento dell’uscita per la massa del pubblico e dopo qualche decennio per gli esperti di cinema che lo hanno rivalutato spesso seguendo una moda speriamo non passeggera, qualche volta per un’attenta analisi del suo lavoro.
Viva Sergio Martino, viva i documentari in grado di farci scoprire qualcosa in più sul nostro cinema migliore.

05/02/2020, 10:08

Stefano Amadio