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Note di regia di "La Casa dell'Amore"


Note di regia di
Il film la terza parte di una trilogia domestica, ovvero tre film girati integralmente allinterno di
tre ambienti domestici in altrettanti formati e modalit narrative diverse.
La trilogia inizia nel 2018 con Dulcinea, opera di pura finzione interamente girata in 16 mm colore e caratterizzata da una ambientazione milanese in cui si narra il rapporto tra due solitudini e del loro tacito accordo.
Il capitolo successivo Pierino, documentario girato in VHS colore e incentrato su di un anziano signore appassionato di cinema allinterno di una rigida struttura cinematografica.
Infine, la trilogia si conclude con La casa dellamore, girato in digitale, in cui emerge la figura di
Bianca, transessuale italiana che vive a Quarto Oggiaro, nellhinterland milanese.
La casa di Bianca ha sempre le persiane semi abbassate ed illuminata esclusivamente da candele perch non c corrente elettrica. Sembra sempre di essere allora del crepuscolo.
La sua vita si svolge prevalentemente nei 20 metri quadrati del suo spoglio soggiorno e la dimensione dello spazio in cui Bianca si muove determinante: ambiente stratificato in cui si sono sedimentati nel tempo oggetti, libri, poster delle mostre del padre scultore e ricordi che rimandano in modo evidente alla sua identit ed al suo percorso.
Altrettanto determinante lutilizzo continuo del telefono: oggetto centrale nella sua vita sia per questioni lavorative - per gestire gli annunci e rispondere alle chiamate dei clienti - che per gestire la distanza che la separa dalla compagna Natascha.
Il film racconta un punto fermo Bianca dentro il suo appartamento e di come da questa apparente staticit filtri allinterno dellabitazione un intero piccolo mondo fatto di abitudini, incontri, cicli e imprevisti in attesa del ricongiungimento con Natascha, sua compagna di una vita.
Ci voluto circa un anno di lavoro per conoscere Bianca prima dellinizio delle riprese. Lho
contattata tramite un sito per incontri on line, perch stavo cercando persone che lavorassero in casa.
Avevo in mente diverse possibilit per il film che doveva concludere la trilogia, non necessariamente una figura legata al mondo transessuale o della prostituzione. Limportante era trovare qualcuno che avesse la casa come snodo nevralgico delle sue attivit e questa era solo una delle possibili piste da seguire. Bianca mi ha permesso di conoscere la sua vita e tutte le sue frequentazioni. stato un lavoro lento, in cui sentivo crescere da parte di entrambi fiducia e stima.
Con lei ero stato molto chiaro fin dallinizio, non promettendole certezze sulla realizzazione del film. Per me era fondamentale capire se ci fossero i presupposti per provare a iniziare a lavorare su un progetto che anche per Bianca avrebbe comportato fatica ed un mettersi in discussione. Pi il tempo passava e pi mi convincevo che le mie remore a toccare un tema cos delicato si sgretolavano grazie alla sua spontaneit e naturalezza nel suo donarsi senza mai chiedere cosa avessi deciso di fare.
Solo successivamente, quando la nostra conoscenza e lidea di come avrei voluto trattare lopera prendevano forma, le ho fatto conoscere la troupe, con cui subito entrata in sintonia e confidenza.
Il lavoro si poi svolto in molto naturale, e anche nelle sue parti pi costruite, non abbiamo mai avuto la percezione di mistificare qualcosa, ma di registrare il naturale corso degli eventi e la spontanea e gratuita bellezza di chi ci ha permesso di entrare in punta di piedi nella sua vita.
Ho voluto girare un film fotograficamente equilibrato e rigorosamente composto nelle inquadrature con pochi e calcolati movimenti, tramite il quale ci si addentra nella vita di Bianca lentamente, senza fretta, in una continuit narrativa frammentata e dissolta in un unico affresco. Non rilevante indagare nel suo passato e nemmeno approfondire temi e risvolti psicologici del personaggio. Il film restituisce la protagonista all'interno del suo habitat domestico nella sua delicatezza ed unicit, senza redenzione o sensi di colpa.

Luca Ferri