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Note di regia di "Creators - The Past"


Note di regia di
Da sempre ho cercato di dare voce a ciò che sentivo, le forti emozioni dell’anima come la gioia, il dolore, la nostalgia e molte altre che non sapevo nominare, ma che erano per me come una musica che accompagnava i passi della mia vita. La musica è stata ed è ancora la mia grande passione… mi entrava dentro attraverso le immagini che riempivano totalmente lo schermo della mente. A quattro anni già suonavo il pianoforte ed eseguivo le mie prime composizioni musicali mentre cercavo di darle un volto attraverso il disegno e il colore; ancora negli anni seguenti dipingevo attraverso la musica e facevo sculture ma queste erano statiche e non tenevano il passo del suono, che invece si sviluppava dinamicamente. Poi ho capito e fu una folgorazione: esisteva già una forma artistica che le comprendeva tutte, il cinema. Così iniziai le mie prime esperienze dietro la macchina da presa, chiaramente si trattava di video clip musicali dove la musica di un brano bene si sposava con l’immagine. Fu un’esperienza formativa che mi permise di fare il grande salto verso un colossal di calibro internazionale, il primo in Italia di questo genere… ma io ho idee grandiose che tendono a progetti altrettanto grandiosi, forse perché sono italiano e il cuore di noi italiani batte ancora col passo dei nostri antichi avi rinascimentali.
Ma veniamo al nostro film, Creators - The Past, il primo colossal di fantascienza italiano con effetti speciali e attori di fama internazionale, un progetto davvero ambizioso. Per fare un colossal di successo ci vuole una buona sceneggiatura e tanti, tanti soldi. Un problema che gli artisti rinascimentali non avevano per via del mecenatismo, ma anche nel nostro tempo ciò è possibile mettendo insieme più estimatori che, nel mio caso, hanno creduto nel progetto e l’hanno finanziato.
Di tutte le forme d’arte sperimentate mi era rimasta estranea la scrittura, forse perché da sempre avevo sostituito le note alle lettere; già avevo l’idea di una trama che contenesse tutti gli argomenti trattati, ma lo sviluppo completo avvenne solo dopo l’incontro con Eleonora Fani che, con me, ha messo in opera la sceneggiatura mentre scriveva il suo libro; si può dire che film, CD musicale e libro hanno avuto uno sviluppo parallelo, diversamente da come accade di solito, dove la sceneggiatura di un film nasce a partire da un libro di successo.
Eleonora, grazie alla sua formazione junghiana, mi ha introdotto in un universo dove i simboli (come la fenice, l’aquila, il leone e lo scorpione) non sono altro che la manifestazione di essenze archetipiche esistenti in dimensioni parallele, come il tessuto stesso di questo film sviluppato su mondi paralleli; questo è ciò che ci differenzia dai grandi lungometraggi hollywoodiani, che solitamente seguono una traccia di percorso finalizzato, un po’ come i videogiochi si sviluppano intorno ad una missione da svolgere. Questo sviluppo in parallelo del nostro film è una differenza che lo rende un prodotto nuovo, prettamente italiano, dove la fantasia svela la realtà e per questo la voglio definire una “storia vera”. Nella struttura olistica dell’intreccio, i vari personaggi in gioco (i Crearors e gli uomini) sono inseriti in un sistema di entanglement quantistico, ovvero una correlazione a distanza di mondi e dimensioni; lo spettatore è preso per mano da assonanze musicali che lo aiutano a passare da un personaggio all’altro e da una location ad un’altra attraverso l'uso dei leitmotiv, di ispirazione wagneriana, mentre corrispondenze simboliche suggeriscono all’intuizione dell’audience possibili correlazioni che svelano il volto nascosto dell’apparenza. La trama si svolge su dimensioni parallele, che ripropongono eventi simili trasposti sui diversi livelli della realtà come accade tra microcosmo e macrocosmo; in questo contesto conserva ancora il suo valore la frase ermetica “come in alto così in basso per il miracolo di una cosa unica” una buona coniugazione tra la fisica più avanzata, l’alchimia e la tradizione rinascimentale, mi riferisco in particolare all’olismo di Giordano Bruno e ai grandi mistici come Marsilio Ficino e Pico della Mirandola. Questo approccio delinea la sostanziale differenza anche con l’attuale cinema italiano, che dopo grandi registi quali Visconti e Fellini ha subito, malgrado la bravura di molti attori, un graduale appiattimento di valore, fino ad approdare alla commedia spensierata e di incasso ma spesso povera di valori.
I Creators si trasformano, assumono volti e fattezze che mutano, come le maschere veneziane, identità sfuggenti legate ad un mondo di apparenza dove ognuno vede solo la verità che vuole o che è in grado di vedere, un po’ come i personaggi felliniani.
Amo l’Italia, forse perché è la mia casa; con questo film, girato interamente in Italia anche se per un mercato internazionale, ho voluto esaltare luoghi conosciuti, come Venezia durante il carnevale, e situazioni poco note all’estero ma con una storia antica, come il carnevale di Ivrea, la mia città natale, così come il particolare fascino delle risaie del Vercellese e i castelli della Valle d’Aosta.
Il film si conclude con un messaggio salvifico per l’umanità, come l'inizio nasce dalla fine, e la fenice risorge dalle sue ceneri; perciò non bisogna mai perdere la speranza, perché i disegni dell'eterno sono imprevedibili e il cambiamento può essere lì, fermo e in attesa proprio dietro l'angolo.

Piergiuseppe Zaia