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L'ITALIANO CHE INVENTO' IL CINEMA - Il 18 settembre su Rai Storia


L'ITALIANO CHE INVENTO' IL CINEMA - Il 18 settembre su Rai Storia
E se il cinema fosse stato inventato da un italiano, un anno prima dei fratelli Lumičre? Chi era Filoteo Alberini, esercente, produttore, regista, sulla cui esistenza č calato l’oblio? “L’italiano che inventň il cinema” di Stefano Anselmi, in onda venerdě 18 settembre 2020 alle 22.10 su Rai Storia, ricostruisce l’incredibile vita di Filoteo Alberini, pioniere italiano del cinema, per alcuni l’inventore della “Settima Arte”, fino a riflettere sulla natura del cinema come “magnifica ossessione”. Impiegato statale nativo di Orte, nel Lazio, č stato molto di piů di un tecnico prestato all’arte come i fratelli Lumičre.

Tra i primi esercenti in Italia, a Firenze; primo ad aprire un “vero” cinema a Roma, il Moderno, a Piazza Esedra, ancora esistente; primo produttore e regista di film a soggetto in Italia: il suo “La presa di Roma”, del 1905, č considerato da tutti gli storici del cinema “il primo film italiano”. Perfeziona e registra il brevetto della sua macchina da presa, il Kinetografo, nell’ottobre del 1894, ma questa invenzione cade nell’indifferenza totale, in Italia. E pochi mesi dopo i fratelli Lumičre trionfano con il loro Cinématographe. Alberini non demorde, fonda la piů importante e antica casa di produzione italiana, la Alberini e Santoni, poi divenuta Cines, e continua al tempo stesso il suo straordinario percorso di ricerca arrivando con le sue invenzioni a toccare campi che segneranno la storia del cinema: come la Cinepanoramica, antenata di qualsiasi tentativo di “allargare” il formato di visione del cinema da quello quadrato dei Lumičre. La visione stereoscopica e la ricerca della terza dimensione, sarŕ l’ossessione che lo accompagnerŕ fino alla morte. Filoteo Alberini č stato un genio inascoltato o il solito idealista italiano senza struttura che ha dovuto cedere davanti all’organizzazione perfetta di francesi e americani? Il documentario cercha di rispondere a questa domanda, a volte con la storia e a volte con l’immaginazione propria del cinema avvalendosi di un narratore d’eccezione, Georges Mčlies - simbolo dei cineasti dimenticati e poi riscoperti - che si muove come un investigatore privato cinematografico nei luoghi di Alberini come sono ora.

Nel cast Massimo Zanuzzi (nel ruolo di Georges Méličs), sceneggiatura di Giovanna Lombardi (unica biografa di Filoteo Alberini), Stefano Anselmi, fotografia di Daniele Baldacci, montaggio di Daniele Cecilia, scenografia e costumi di Paola Nazzaro, musiche di Arturo Annecchino.

17/09/2020, 11:56