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FESTA DEL CINEMA DI ROMA 15 - "Romulus" prima di Roma, il Lazio


La serie di 10 puntate, che andrà in onda su Sky dal 6 novembre, racconta nei primi due episodi, le vicende che precedono la nascita e l'affermazione di Romolo e Remo. Con Andrea Arcangeli, Marianna Fontana, Francesco Di Napoli, Giovanni Buselli, Silvia Calderoni, Sergio Romano, Massimiliano Rossi, Ivana Lotito e Vanessa Scalera


FESTA DEL CINEMA DI ROMA 15 -
Una scena di "Romulus" in onda dal 6 novembre
"Romulus" è una bella serie, ricca e curata, ideata, scritta, in parte diretta e prodotta da Matteo Rovere (gli altri registi sono Michele Alaique ed Enrico Maria Artale) ed è lo sviluppo de Il Primo Re, il suo film del 2019 che racconta la storia di Romolo e Remo. Questa serie è un prequel, anche questa parlata in protolatino, che comincia dalle vicende di quelli che potrebbero, secondo leggenda, essere i nonni dei gemelli fondatori di Roma, i re di Albalonga la città capoluogo della “lega latina” che raggruppava le principali città del Lazio. Dalle vicende di successione tra i fratelli Numitore e Amulio sul trono di Albalonga, cominciano le avventure dei giovani personaggi principali, compresa Rea Silvia che da vestale si trasformò, secondo la leggenda, in madre di Romolo e Remo.

Nelle fitte boscaglie che ricoprivano gran parte del Lazio antico, si svolgono le avventure umane ma anche militari e politiche in un’atmosfera che Rovere riesce a rendere credibile e coinvolgente, lavorando su una ricerca di qualità di stampo internazionale.
Unico appunto da prendere è sullo sviluppo della storia con l’assenza quasi totale di pause e con la vicenda centrale che occupa il cento per cento delle sequenze, non lasciando ai personaggi il minimo spazio libero dall’argomento e dalla situazione raccontata. Come accade in Gomorra, i personaggi e la vicenda non entrano mai nella vita normale, quella delle azioni e dei discorsi leggeri, slegati dal dramma principale.

Questo rende l’azione serrata ma pone alcuni limiti: mostra meno umani e credibili i personaggi che sembrano avere nella vita un unico scopo e una sola attività. Quello di far perdere il tanto ricercato realismo, sottolineato dalla lingua originale, ma disperso dalla mancanza di quotidianità. Le poche opportunità espressive offerte agli attori che si trovano a disposizione una, massimo due situazioni per poter lavorare con la voce e il volto. Ivana Lotito, Massimiliano Rossi o Giovanni Buselli (solo per citare quelli presenti in entrambe le serie) seppur bravi, non possono che avere la stessa espressione e la stessa tonalità di voce in ogni sequenza, sempre concentrati sul dramma portante e costante. Il distacco dal tempo reale: succedeva anche ne "Il primo Re" che una vicenda che probabilmente si svolge lungo un periodo di mesi o di anni, sembra avvenire in un paio di giorni, con relativa perdita di realismo.

"Romulus" è comunque una serie da seguire che riuscirà a far affezionare il pubblico nella speranza di una lunga prosecuzione, almeno quanto la storia di Roma antica.

24/10/2020, 11:50

Stefano Amadio