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DEUX - DUE - Intervista al regista Filippo Meneghetti


"Deux - Due" sarà il candidato francese ai prossimi premi Oscar: nel cast Barbara Sukowa e Martine Chevallier


DEUX - DUE - Intervista al regista Filippo Meneghetti
Il regista italiano Filippo Meneghetti con il suo film "Due" è stato scelto per rappresentare la Francia ai prossimi premi Oscar: in attesa della sua uscita in sala anche in Italia con Teodora lo abbiamo intervistato.

Cosa porta un regista italiano in Francia, come si fa a trovare una produzione che creda in un talento ancora giovane come te?
In realtà sono andato in Francia per ragioni personali, un po’ come uno dei personaggi di Deux mi sono trasferito per amore. Però è vero che alla mia decisione ha contribuito il fatto che in Francia ci sia un sistema di finanziamento del cinema importante e un’industria che produce molti film ogni anno. Nel mio caso ho incontrato dei produttori che dopo aver visto il mio primo cortometraggio (girato in Italia) hanno deciso di investire nel mio lavoro e cominciare lo sviluppo di un lungometraggio.

Dove nasce il soggetto di "Deux", quando lo hai pensato?
Il film ha una gestazione lunga. In primis c’era l’idea, cullata per anni, di rendere omaggio a due persone che sono state molto importanti nella mia formazione perché sono quelle che mi hanno passato la passione per il cinema, dandomi all’epoca i VHS dei film che mi hanno fatto conoscere il cinema che amo. La storia è inventata, ma in qualche maniera porta echi di situazioni che ho visto con i miei occhi e che mi avevano segnato. Il cuore dell’idea del film per come è oggi invece è arrivato all’improvviso, vedendo le vicine di casa di un amico, due anziane vedove che vivevano in due appartamenti uno di fronte all’altro con le porte sempre aperte per tenersi compagnia.
Poi la storia è cresciuta e cambiata in cinque anni di scrittura insieme a Malysone Bovorasmy. Cinque anni in cui si è nutrita di tante cose diverse, le persone che conosciamo, le storie che abbiamo sentito o incontrato, le nostre stesse vite.

Il film è tutto in mano alle tue due co-protagoniste, ma possiamo dire che le tre attrici coi ruoli principali siano tutte importanti per il suo successo: come le hai scelte, cosa cercavi?
Sicuramente era fondamentale trovare la giusta chimica. Volevo delle attrici diverse tra loro per energia e background, perché immaginavo che la relazione ne avrebbe tratto giovamento. Sin dall’inizio pensavo ad un’attrice di teatro per interpretare Madeleine, per la tecnica e anche perché fosse più sconosciuta al pubblico cinematografico, perché si potesse fondere meglio nel personaggio di Madeleine Girard, signora piccolo borghese di un paesino del sud della Francia. Martine Chevallier è un’istituzione del teatro francese. Invece per Nina volevo un’attrice che portasse con sé carisma ed energia, e che, analogamente al personaggio, sarebbe risultata in qualche maniera incongrua rispetto al paesaggio, al contesto. Barbara Sukowa, con il suo passato e il suo carisma era quindi un’ipotesi perfetta, e sono stato veramente felice quando ha accettato il ruolo.
Léa Drucker è invece un’attrice francese di cui amo moltissimo il lavoro (in Italia l’avete senz’altro vista ne L’affido). È un’attrice capace di tenere insieme emozioni molto diverse all’interno dello stesso personaggio e di farlo con coerenza e giustezza. Il personaggio di Anne, la figlia di Madeleine, doveva ispirare empatia presso lo spettatore ma, allo stesso tempo, più tardi nel film, essere credibile quando fa cose dure e poco condivisibili in preda alla gelosia e alla rabbia. Sapevo che Léa è una delle poche attrici capaci di fare tutto questo.

La scelta francese di candidare per l'Oscar un film diretto da un italiano, lo saprai, qui in Italia ha stupito molto: come hai saputo la notizia? Te lo aspettavi, c'erano avvisaglie?
Onestamente la scelta ha stupito anche me. Ne sono ovviamente fiero ed orgoglioso, e penso che sia una bella testimonianza dell’apertura del cinema francese in questo momento. Già la settimana precedente, quando è stata annunciata la cinquina della preselezione, ero stato sorpreso e molto felice. Quando il mio produttore mi ha chiamato per darmi la notizia della candidatura ho capito che non scherzava dall’emozione che aveva nella voce. È stato un momento di grande gioia a sette anni di distanza dal primo momento in cui abbiamo cominciato a lavorare al film.

Causa pandemia il pubblico italiano non ha ancora visto il film, se non ai festival. Ci sono novità per il futuro?
L’uscita è stata rimandata due volte a causa della pandemia. Il distributore, Teodora Film, mi ha detto che si impegneranno a fare uscire il film in sala quando sarà possibile, rinunciando al lancio sulle piattaforme. Personalmente li ringrazio per questo. Sono italiano e per me il fatto che il film esca in sala in Italia è veramente importante. Lavoriamo sulle inquadrature e il suono perché il pubblico ne faccia la miglior esperienza possibile, e trovo che si sottovaluti come, al di là dell’immagine, le condizioni di fruizione del suono di un film non siano neanche lontanamente paragonabili fra la sala e gli altri dispositivi. Spero che la pandemia ci dia tregua e che il pubblico italiano possa infine vedere il film al cinema. Sarà la prima uscita di Teodora quando riapriranno le sale e conto di venirlo a presentare di persona.

"Deux" è ormai di qualche tempo fa, su cosa stai lavorando ora?
Effettivamente ho finito il film quasi un anno e mezzo fa. Fortunatamente ha avuto una splendida e lunga vita nei festival. Per sei mesi prima della pandemia ho viaggiato praticamente in continuazione per incontrare il pubblico in giro per il mondo. Poi con la pandemia tutto è cambiato e l’esperienza è diventata virtuale. Sono però stato molto impegnato, anche se via zoom, con la promozione del film nei vari paesi di uscita e con i festival. Al momento ho cominciato da poco a lavorare al prossimo film, sempre con la mia co-sceneggiatrice Malysone Bovorasmy e con gli stessi produttori di Deux. Sarà senz’altro un film molto diverso, ma è veramente presto per parlarne. Anche io non so ancora bene che strada prenderemo… per il momento riflettiamo, parliamo, e cerchiamo anche di capire il momento che stiamo tutti vivendo, visto che credo che sia importante lavorare in relazione all’esperienza che facciamo del mondo, a maggior ragione in questa fase…

08/12/2020, 09:15

Carlo Griseri