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Note di regia di "Ethbet!"


Note di regia di
Mai avrei pensato di ritrovarmi a prendere in mano le fila di una storia tanto potente quanto complessa come la Rivoluzione Egiziana. Raccontare la Storia mentre accade può essere
complesso, l’ho sempre evitato.
Quando due anni fa ho conosciuto casualmente Ahmed Ali, ho capito subito che la mia attrazione per le storie personali questa volta si sarebbe dovuta fondere con la Storia e che non avrei potuto evitarlo. Ed è proprio questo fondersi con la Storia, così come viene raccontata dai media e dalla politica perché divenga verità senza che per forza lo sia, che mi ha spinto a conoscere a fondo Ahemd Ali e, poi, Shaimaa, Said, Mohamed, Mustafa e Lotfy.
Nell’arco di due anni, man mano che entravo nelle loro vite, mi rendevo conto che i “temibili” ribelli della Rivoluzione Egiziana, terroristi secondo il governo, erano in realtà dei normali ragazzi, come potrebbero essere tantissimi dei miei conoscenti, con un’idea chiara di società più equa e un forte sentimento di giustizia. Quando la Storia gli ha dato l’illusione di poter migliorare le condizioni del loro paese, alla fine di un tragico balletto li ha stritolati, stravolgendo le loro vite e quelle dei loro cari.
Il contatto diretto con chi ha vissuto in prima persona questo importante momento storico mi ha permesso di mettere a fuoco il modus operandi del potere, in ogni paese: per mantenere equilibri geopolitici basati su rapporti economici, il sistema si serve del naturale bisogno di libertà dei cittadini e riporta i fatti secondo una narrazione ufficiale, che paia dispensare giustizia per tutti ma che liquida chiunque non si allinei ad essa, bollandolo come terrorista o ribelle.
Con Ethbet!, Resisti!, che era il grido che i rivoluzionari egiziani si ripetevano per darsi coraggio sotto le cariche di esercito e polizia, ho voluto mettere le mani nella spazzatura della Storia per raccontare di persone che nella loro semplicità io reputo eroi. Qualcuno che per un ideale o un valore mette in gioco la sua stessa, preziosissima vita, rischiando tutto.
Ahmed Ali e Shaimaa faticano per crearsi un presente in un luogo che non gli appartiene mentre dovrebbero rincorrere i propri sogni, vista la giovane età. Lotfy, in un luogo che reputa casa, è costretto ad agire nell’ombra guardandosi continuamente le spalle e con il peso terribile di sapere che il suo attivismo potrebbe avere conseguenze nefaste per le persone a lui care, sua moglie e suo figlio.
Nessuno di loro si arrende. Il sentimento di libertà e giustizia è ancora più forte della rassegnazione.
Questo è senza dubbio ciò che mi colpisce maggiormente.
Nel frattempo, l’Unione Europea si conferma fedele alla celebre massima di Napoleone Bonaparte “La storia è un insieme di menzogne concordate”, riempiendo i suoi comunicati e le dichiarazioni ufficiali di frasi a difesa dei diritti umani in condanna al regime di Al-sisi, mentre di fatto lo sostiene per meri interessi economici e legami geopolitici, essendone il principale partner commerciale.
Nel 2021, mentre la pandemia mondiale continua ad attirare su di sé tutte le attenzioni della storia ufficiale, questo film vuole raccontare ciò che resta della Rivoluzione del Nilo dieci anni dopo il suo scoppio. Nella speranza di riaccendere i riflettori sul tema, di ridare voce a un’intera generazione repressa da un regime militare e di sostenere chiunque abbia il coraggio di sfidare la Storia in nome di una società più giusta.

Matteo Ferrarini