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TORINO FILM FESTIVAL 39 - "La storia di Lucy"


Matteo Botrugno e Daniele Coluccini raccontano il loro documentario "C'e' un soffio di vita soltanto"


TORINO FILM FESTIVAL 39 -
Matteo Botrugno e Daniele Coluccini hanno presentato al Torino Film Festival 39 il loro primo documentario, "C'è un soffio di vita soltanto", la storia di Lucy Salani, transessuale italiana sopravvissuta al campo di contentramento di Dachau.

Come siete incappati nella storia di Lucy?
«Il nostro incontro è avvenuto davvero casualmente, saltando tra un video e l'altro su YouTube abbiamo visto una sua breve intervista. Ci è parsa da subito una storia pazzesca, abbiamo voluto conoscerla e abbiamo un pomeriggio con lei, mangiando pasticcini e conoscendoci un po'. Le abbiamo spiegato che ci sarebbe piaciuto poter approfondire la sua storia: ha accettato e abbiamo passato tre giorni insieme in cui abbiamo registrato un'intervista-fiume, dove ci ha raccontato tanto. Per noi lei rappresenta un vero modello di vita».

Come avete costruito il progetto?
«Ci era chiaro da subito che non volevamo fare un documentario classico, con interviste e materiali di repertorio. La sua storia era più cinematografica, la sua casa era spesso frequentata da amici e amiche e da persone di cui si fidava, abbiamo pensato che invece di raccontarla a noi sarebbe stato più bello se lei avesse ricostruito la sua vita dialogando con loro. In questo modo noi siamo potuti “scomparire”, farci notare il meno possibile e lasciare a lei il centro. A quel punto non abbiamo più dovuto preoccuparci della forma (lo abbiamo poi fatto in un secondo momento), la sostanza era tanta e ci soddisfaceva. E poi abbiamo aggiunto un po' di materiale di repertorio, giocando con il suo amore per la fantascienza e con la sua fantasia della vita aliena, dando anche un tocco vintage al tutto».

E' il vostro primo documentario: avete mai pensato di fare un film dalla sua storia?
«Ci pensiamo ancora adesso, tutti i giorni. Ma a quel punto non sarebbe più Lucy, sarebbe un personaggio creato da noi che vive la vita di Lucy».

Il documentario si conclude a Dachau, ma avete rischiato che non si potesse girare.
«Ogni cinque anni il Governo tedesco organizza un evento per ricordare quei fatti, lei è stata invitata per andare a maggio 2020 e noi avevamo già programmato le riprese. Sarebbe stato un grande momento, con le istituzioni e un sacco di persone presenti. Per colpa del Covid è saltato e siamo riusciti ad andare là solo a settembre, con lei da sola, poco prima che la Germania chiudesse di nuovo le frontiere per il virus. E' stato ancora meglio: quel luogo vuoto dà ancora più l'idea dell'immensità dell'orrore che vi si è compiuto, lì abbiamo registrato le sue ultime parole e quel “Io sono qui” che sembra dire al crocifisso della chiesa, come a sfidarlo perché lei è sopravvissuta, era il finale perfetto».

Dal 10 gennaio 2022 il documentario sarà in sala.
«Sì, per tre giorni in varie città d'Italia. Poi inizierà anche un tour in cui lo accompagneremo personalmente: è un piccolo progetto, la nostra presenza può aiutare ad amplificarne meglio il messaggio. A seguire andrà in onda su Sky e poi, nei mesi successivi, anche sulla Rai».

29/11/2021, 18:50

Carlo Griseri