LUIGI PROIETTI DETTO GIGI - Raccontare un Monumento
Quando c’è il personaggio, il doc riesce sempre bene.
Gigi Proietti è uno di quelli che inchioda l’attenzione: “A me gli occhi, please” titolo dello spettacolo teatrale che dalla metà degli anni 70 lo lanciò con enorme successo, sembra essere anche uno slogan che concentra la sua attività artistica. E da questo, dal “datemi lo sguardo e non smetterete di guardarmi” che
Edoardo Leo costruisce il documentario "
Luigi Proietti detto Gigi", partendo dall’intenzione di raccontare la storia di quel “one man show” di enorme successo e finendo per ragionare sulla vita di un grande uomo di spettacolo.
Attore, regista, comico, cantante,
Gigi Proietti era bravo in tutto, aveva i tempi e la metrica (come conferma Nicola Piovani) per indovinare ogni intervento, per preparare lo spettatore alla risata ma anche alla riflessione. Tempi che appartengono a una romanità disincantata, sempre gioviale e che non si prende mai troppo sul serio, tanto che “lo spettacolo” continuava ogni sera dopo teatro al ristorante, tra una carbonara e un bicchier di vino.
Edoardo Leo è anche voce narrante e prova a suggerire il significato dei vari passaggi, professionali e personali, della vita di Proietti. Leo mette se stesso nel film dedicato a un altro, cercando di aiutare lo spettatore a comprendere i momenti storici e la realtà culturale del periodo, i personaggi significativi e le tendenze artistiche e dello spettacolo: dal musical del Sistema al teatro di ricerca, dallo sceneggiato tv al cinema impegnato e di cassetta.
Chi esce sempre a testa alta è Gigi Proietti, sorriso sincero stampato sul volto e con orecchie e occhi sempre pronti a cogliere l’aspetto ironico, ridicolo e comico della vita, solo per poterlo portare sulla scena o davanti a una macchina da presa e godere insieme al suo pubblico che è sempre accanto a lui.
25/02/2022, 10:54
Stefano Amadio