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UN NATALE DEL 1945 - Confermato l'inizio delle riprese


UN NATALE DEL 1945 - Confermato l'inizio delle riprese
Confermata la data di inizio riprese di “Un Natale del 1945”, tratto dall’omonimo racconto di Mario Rigoni Stern. Dal 20 febbraio l’Altopiano verrà “abitato”, peraltro con molta discrezione, dalla troupe e dal cast, dopo i sopralluoghi con cui sono stati individuate le varie location e tutte le comparse che affiancheranno i due attori protagonisti.

“Abbiamo trovato un clima di accoglienza a dir poco eccezionale. Quasi tutti i Sette Comuni ci stanno dando una mano, ma devo sottolineare il particolare entusiasmo con cui l’intero paese di Gallio si sta prodigando per aiutarci in ogni modo. Addirittura, alcune persone ci si sono avvicinate per strada, offrendoci collaborazione e persino le case per poter ambientare le riprese” racconta Roberto Gambacorta, produttore della pellicola insieme a Sergio Sambugaro.

Le location esterne sono state individuate nella Piana di Marcesina e dalle parti di Malga Zebio, mentre per gli interni ci si sposterà tra Gallio e Asiago, dove la scenografa Marianna Sciveres ha abilmente individuato alcuni edifici d’epoca in stato di conservazione ottimale, oltre ad aver ricostruito un particolare set per l’ambientazione del focolare domestico di alta montagna.

Altri collaboratori d’eccezione (è proprio il caso di dirlo), saranno il direttore della fotografia Fabio Olmi, il costumista Andrea Cavalletto, il fonico Francesco Liotard e il montatore Paolo Cottignola. “Sono particolarmente felice di poter lavorare con questi semidei del Cinema”, chiosa il regista Fabio Rosi. I loro nomi evocano infatti i film del nume tutelare cinematografico dell’Altopiano, Ermanno Olmi. Chi, se non lui, poteva indirettamente colorare di sé il set e fare coppia con Mario Rigoni Stern e il suo racconto?

“La trama” ci racconta Rosi “si svolge il giorno di Natale del 1945. La guerra è finita da poco. Eppure, la vita può e deve ricominciare, lì come in ogni angolo della Terra. È quello che pensano due uomini, diversi tra loro per età, estrazione culturale, vissuto, e soprattutto schieramento durante il conflitto appena terminato. Ognuno di loro è tornato alla propria attività con un peso in più da sopportare, chi sulla coscienza, chi sul corpo. Un tempo, assai remoto, erano come padre e figlio. Poi, più recentemente, le scelte diverse, l’inaspettato scontro, la ferocia, hanno cancellato quel sentimento.

Ora, con il Natale a rappresentare l’inizio di un nuovo corso, l’anziano maestro elementare ed ex brigatista nero repubblichino sente l’esigenza di riconciliarsi con le proprie colpe nei confronti del partigiano e suo alunno di un tempo. I due si ritrovano in un vecchio rifugio abbandonato d’alta montagna, con una vecchia clessidra, dono che molti anni prima aveva suggellato la loro amicizia. Quell’incontro e quella clessidra faranno affiorare ricordi che il tempo forse non potrà mai cancellare”. I due protagonisti sono Paolo De Vita (il maestro), che ha già lavorato con il regista nel suo precedente “L’Ultima lezione”, e Raffaele De Vita (il partigiano), nella vita figlio di Paolo.

“La scelta degli attori” aggiunge il regista “ha una doppia valenza: la loro indiscutibile bravura in primis, ma anche, ad intrigante corollario, il fatto che un padre e un figlio nella vita, si incontrino, o meglio si scontrino sullo schermo in questi due particolarissimi ruoli. Freud ci avrebbe sicuramente ricamato sopra, ma non so se su loro due o più probabilmente su me e Gambacorta che li abbiamo scelti”. Insomma, sono davvero tante le persone coinvolte, tutte nel segno dell’Altopiano, di Mario Rigoni Stern, di Ermanno Olmi. “Siamo certi che il nostro lavoro renderà onore a tutti”, assicura Sergio Sambugaro.

23/01/2023, 10:12