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Note di regia di "Il Dio dei Gatti e' Immortale"


Note di regia di
"Il Dio dei Gatti e' Immortale" racconta i turbamenti caratteristici della pre-adolescenza, quel momento della vita dopo i 12 anni in cui ogni cosa è estrema. Ci si affaccia a un mondo con una nuova libertà, non si è più bambini e tutto è ancora sconosciuto. Ma esistono solo due colori: il bianco e il nero. Bisogna scegliere e ogni piccola scelta sembra determinante per la propria identità. Da un lato si intravvedono le dinamiche di gruppo all’interno della 24/129 gang, una famiglia inclusiva e giocosa tenuta insieme da una sincera fratellanza, ma anche da una mascolinità tossica che impregna le dinamiche interne di questa famiglia. Il mondo normale va attaccato e i nemici distrutti, perché per affermare se stessi bisogna affossare gli altri. In questo sistema i sentimenti sono guardati con ironia e sospetto. Nonostante tutto questo Aco prova per quella ragazzina ricca un sentimento che per quanto possa provare a soffocare, per quanto possa aver tradito, affiora non appena la rivede. Aco l’ha tradita, senza volerlo le ha fatto del male cercando di nascondere alla gang e soprattutto a sé stesso la vera natura dei suoi sentimenti. Aco trova nella ricerca del gatto perduto un’occasione per poter recuperare un rapporto a cui, nonostante tutto, tiene da morire. Da qui il racconto si articola nella struttura di un film d’avventura, con l’eroe e la sua missione, i vari indizi e i vari ostacoli che deve affrontare. Un western, dove al posto dei cavalli ci sono i motorini e lo skate, al posto delle pistole, i petardi e al posto del Texas la provincia bergamasca. Il racconto è ad altezza ragazzo, all’altezza dei suoi sentimenti e desideri così estremi: uno sguardo romantico per cui la vita reale diventa romanzo/avventura, da cui rimane escluso quello sguardo cinico che emerge nella vita adulta.

Riccardo Copreni