Note di regia de "La Figlia del Bosco"
La Figlia del Bosco, dietro il proprio immaginario tipico del genere horror/psicologico, nasconde una chiara denuncia di natura ambientalista volta a colpevolizzare l’uomo per ogni suo atteggiamento profanatorio o irrispettoso nei confronti del bosco.
La regia, sin dai primi minuti, mira a rendere straniante ogni elemento in scena, alternando campi lunghi desolati dove è la natura a prendere il sopravvento sull’uomo, a campi decisamente più ristretti, claustrofobici, provando ad enfatizzare la sensazione di sentirsi in trappola.
La straziante solitudine del protagonista è un altro aspetto dominante che troverà respiro solo grazie a qualche fortuito incontro disseminato nell’arco della vicenda.
La fotografia, che negli spazi esterni predilige e valorizza l’aspetto naturalistico dell’ambiente, si concede più di una libertà negli interni notturni, ricostruendo una palette cromatica a tratti fiabesca, composta da sfumature di colore che vanno dall’arancione al viola.
Menzione a parte invece per il suono e la colonna sonora, che rivestono un altro elemento centrale del film. Percussioni, note di violino stridenti, gemiti, cori di streghe e suoni ambientali sempre dettagliati, contribuiscono a rendere l’atmosfera ancora più sinistra e insidiosa, infondendo nello spettatore una costante sensazione di pericolo.
In conclusione, il linguaggio artistico e registico strizza chiaramente l’occhio a produzioni e autori internazionali di stampo americano e scandinavo, provando a reinventare il genere o comunque ad esplorare nuove frontiere dell’orrore psicologico.
Mattia Riccio04/04/2025, 15:59