Data di nascita: 07/09/1909 il 21/09/1998 Luogo di nascita: Prato, Italia
Filmografia dal 2000:
2009 » docDonne & Donne: partecipazione (Ep. "Sogni che Non Muoiono") 2000 » docPassioni Nere: partecipazione
Biografia:
Clara Calamai, nata a Prato nel 1909 e scomparsa a Rimini nel 1998, è stata una delle attrici più importanti del cinema dei “telefoni bianchi”, una stagione cinematografica italiana compresa tra il 1934 e il 1943. Importanti le sue collaborazioni con Aldo Vergano, che la scopre nel 1938 (Pietro Micca), Alessandro Blasetti, che le conferisce grande notorietà (Ettore Fieramosca, La cena delle beffe) e con tutti i principali registi del periodo (Giorgio Bianchi, Goffredo Alessandrini, Duilio Coletti, per citarne alcu...visualizza tuttouni). Nella sua carriera molti titoli sono ascrivibili al neorealismo popolare, o melodramma cinematografico italiano (L’adultera, Amanti senza amore, Carne inquieta), mentre una delle sue più importanti interpretazioni è nel film, caposaldo del Neorealismo, Ossessione, di Luchino Visconti, 1943.
Ma Clara Calamai, fin dalla più tenera età, è stata anche una “donna dello scandalo”, come richiamato nel titolo dell’evento. Figlia di Priamo Calamai, capostazione di Porta al Serraglio a Prato, era l’ultima di tre sorelle. Dopo la scuola, Clara amava intrecciare la paglia che veniva usata per confezionare i cappelli, ma la sua bellezza prorompente diventò presto il lasciapassare per l’ingresso nell’alta società pratese. Fu molto corteggiata, in particolare da un rampollo della Prato bene. Quel legame, “scandaloso” per la differenza di ceto sociale, alimentò pettegolezzi in città. Clara fu additata come una donna da cui stare lontano e si sparse persino la voce – falsa – di una sua gravidanza. Clara, distrutta, tentò il suicidio: un colpo al cuore, il proiettile che non uccide per miracolo. La sua convalescenza fu anche la sua rinascita. Lontana da una Prato claustrofobica, Clara si trasferì a Roma, dove poté frequentare il Centro Sperimentale di Cinematografia e iniziare una nuova vita.
E proprio a Roma, Clara Calamai realizzò il suo sogno di diventare attrice, mestiere anche questo considerato non adatto ad una ragazza perbene, quantomeno audace, per una donna che si deve fare strada da sola nel mondo dello spettacolo. Clara è una donna moderna, che non ha mai rifiutato le nuove sfide, le interpretazioni in film dal grande impatto visivo.
Ed è proprio uno dei suoi film che la fa assurgere alla cronaca come vamp provocante, ancora una volta scandalosa: a Clara Calamai viene attribuito il primo seno nudo della storia del cinema italiano, nel film La cena della beffe, di Alessandro Blasetti (1942). Un nudo che appare sul grande schermo per soli diciotto fotogrammi, sufficienti per far diventare Clara Calamai attrice dello scandalo. Il film ricevette molte critiche negative dal mondo ecclesiastico e la sua visione fu vietata ai minori di sedici anni. Luchino Visconti, nel 1957, la volle di nuovo in suo importante film, Le notti bianche, nel quale interpretò il ruolo di una prostituta.
Vamp, adultera, Venere nuda, ammaliatrice, peccatrice, amante, perfino prostituta: Clara Calamai ha incarnato i personaggi che i registi le hanno imposto, in base ai gusti e alle correnti cinematografiche del tempo, che descrivevano l’universo femminile in base alla morale corrente, sostanzialmente suddiviso tra sante e peccatrici. Ha dato corpo, sul grande schermo, all’icona che registi hanno creato per lei. Ruoli che è riuscita a fra vivere mettendo in campo il suo grande talento, fondando un suo stile tutto personale: un modo di stare davanti alla macchina da presa inedito, audace, copiato, premiato ai Nastri d’Argento.
Nel 1975, arriva per Clara Calamai l’ultima grande interpretazione, prima di uscire definitivamente di scena, in Profondo Rosso, film che ha lasciato un segno nella storia del cinema, tra giallo, thriller e horror, opera di svolta nella carriera del regista Dario Argento, verso la sua maturità espressiva che troverà da qui in poi. Un film nel quale Clara Calamai presta il suo volto dall’intensa espressività, ad un’assassina: il tassello che le mancava nel parterre di personaggi che hanno stupito, sorpreso e turbato il pubblico, scosso le anime, fatto riflettere e innovato il cinema italiano.