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locandina di "Tutto è in Fiamme"

Tutto è in Fiamme


Regia: Stefano Croci, Silvia Siberini
Anno di produzione: 2017
Durata: 62'
Tipologia: documentario
Genere: sociale
Paese: Italia/Giappone/Sri Lanka
Produzione: Caucaso Factory, Mai
Distributore: n.d.
Data di uscita:
Formato di ripresa: Full HD, Super8, 16 mm, HI-8, VHS, Mini DV
Formato di proiezione: DCP e Quicktime Apple Pro Res, colore e bianco/nero
Titolo originale: Tutto è in Fiamme
Altri titoli: All is Ablaze

Sinossi: Il filo conduttore di un antico testo sacro. Parole dure sulla fugacità del tutto e sul dolore che inevitabilmente incontreremo nella nostra via. Da questo percorso nascono considerazioni sulla vita e la morte, vicende personali ed esistenziali. Un mistero che ci troviamo a condividere restituito in chiave poetica dagli occhi di cinque maestri buddhisti.

Sito Web: http://www.caucaso.info/allisablaze

"Tutto è in Fiamme" è stato sostenuto da:
MIBACT


Note:
Soggetto
"Tutto è in Fiamme" affronta il profondo tema della sofferenza umana alla luce del ruolo che questa ha nel Buddhismo.
Accompagnati dalle parole di cinque maestri italiani che hanno dedicato la loro vita a questa via sapienziale di origine orientale, ci caliamo nel loro insegnamento, un insegnamento capace di ridestare la nostra attenzione al mistero della vita e della morte. Non parliamo di una religione, piuttosto di un’espressione culturale, filosofica, in grado di entrare in contatto con ogni popolo ad ogni latitudine. Avanziamo in un cammino difficile, ma che promette una soluzione al dolore dell’uomo.
I cinque protagonisti offrono un esempio di come questo cammino possa essere intrapreso. Una via includente anche la tradizione culturale italiana. In Italia hanno fondato le loro scuole e ora su tali esempi nuove generazioni vivono in prima persona un possibile incontro tra tradizioni orientali e occidentali, calcando le orme del pensiero Buddhista e della ricerca interiore.
Negli anni caldi delle grandi trasformazioni sociali che coinvolsero tutto l’Occidente, nacque un’apertura più genuina verso le altre culture che consentì un avvicinamento fisico, non solo a studiosi del settore, tra mondi prima lontani.
Proprio questo fu il contesto storico nel quale, i cinque futuri maestri, ognuno con il proprio percorso, sentirono il bisogno di qualcosa di più, «ci deve essere qualcosa di più!», capace di appagare la propria sete di conoscenza e verità. Una passione interiore che non poteva trovare soddisfazione in ciò che il mondo circostante aveva offerto o stava offrendo. Engaku Taino abbandonò il lavoro in banca per spingersi fino in Giappone, in un monastero Zen, dove lo avrebbe atteso il classico percorso monacale; Mario Thanavaro e Corrado Pensa in Inghilterra e negli Stati Uniti, dove già erano attive le scuole dei primi maestri occidentali tornati dai monasteri della Thailandia; Fausto Taiten Guareschi è diventato il discepolo più prossimo al primo maestro Zen giapponese emigrato in Europa a Parigi, e infine Franco Bertossa, la cui vità cambio dopo aver vissuto una profonda esperienza spirituale ricondotta poi a quella del Buddhismo.
Seppur abbiano affrontato tradizioni Buddhiste differenti, li accomuna il sentimento di aver finalmente incontrato qualcosa di definitivo.


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