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locandina di "Un Giorno di Meno"

Un Giorno di Meno


Regia: Barbara Patarini
Anno di produzione: 2020
Durata: 16' 32''
Tipologia: cortometraggio
Genere: drammatico/sentimentale
Paese: Italia
Distributore: n.d.
Data di uscita:
Formato di ripresa: 2D 1.77(1.77:1)
Camera: Smartphone e Tablet utilizzati in lockdown in presa diretta
Sistema di montaggio: Editor Video per HP
Formato di proiezione: 2D DCP Digital Cinema Package, colore
Titolo originale: Un Giorno di Meno
Altri titoli: One Day Less

Sinossi: Marzo 2020. La storia sta scrivendo un periodo grigio e spettrale. Nel racconto di vita di alcune persone, si svelano i retroscena di una popolazione condannata alla quarantena e all’isolamento a causa di una pandemia diffusa per un virus isolato come Sars Cov2. Una madre è in ansia per il lavoro della figlia impegnata in prima linea nella lotta contro il virus; un padre di due figli senza lavoro e rimborsi, è lontano dalla moglie che ha scelto di vivere separatamente per non esporre la famiglia ad un eventuale contagio. Le vite dei familiari, ruotano telefonicamente intorno a Stefania: madre, moglie, figlia che, oltre a portare il peso di una guerra invisibile da combattere in prima persona, deve infondere protezione e coraggio a chi ha sempre contato su di lei e che al telefono ne condivide il dramma.

Sito Web: https://www.facebook.com/1054413368/videos/1021...

Ambientazione: Roma

Periodo delle riprese: Maggio 2020

Budget: 500 euro

Note:
Il cortometraggio trae la sua genesi dalla reale Pandemia che ha interessato la popolazione dal Gennaio 2020. Le tematiche di interesse riguardano la famiglia in primis. Affetti divisi, distanti, preoccupati per le sorti ciascuno dell’altro. Un nucleo familiare è il protagonista di questa storia. Una madre anziana il cui scopo di vita rimasto, è quello di trascorrere la quotidianità con l’affetto dei nipoti e della figlia femmina, amica e complice di condivisione: il suo vissuto in quarantena è come una condanna a morte anticipata. Un marito giovane che ha temporaneamente perso il lavoro di artista, una delle categorie più colpite dalla Pandemia: in primo piano ci sono le sue frustrazioni di uomo, per la distanza dalla moglie costretta ad isolarsi in un'altra casa per preservarli da un possibile contagio, la gestione dei due figli piccoli senza l’aiuto di nessuno e la sua indole di artista esuberante e sognatore che necessita di conferme continue. E poi lei, Stefania, la protagonista, madre, moglie e figlia che da operatore sanitario, deve non solo assolvere ai suoi doveri in prima linea rischiando la propria vita per curare ed assistere i pazienti, ma per l’empatia e la generosità che contraddistingue chi sceglie quel mestiere, deve anche farsi carico di sostenere moralmente i familiari con le loro problematiche. I racconti esplicitati attraverso i dialoghi telefonici, traggono spunto da storie di vita reali, in seguito romanzate e adattate nella sceneggiatura. Stefania esiste veramente nella realtà. Attraverso i suoi occhi scorre uno spaccato emotivo sul legame che si crea in ospedale tra operatore e paziente: drammatico, intenso, lacerante, quanto più crude ed estreme sono le condizioni di sofferenza vissuta.

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