Festival Internazionale della Cinematografia Sociale \
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Note di regia del film "Si fa Presto a dire Amore"


Note di regia del film
Improvvisamente mi sono trovato a fare il regista, quello vero corredato perfino della sedia personale sul set.
Non so come sia accaduto, so solo che una sera a cena, dei tipi sospetti mi dissero: “tu secondo noi, dovresti fare un film tuo… un film d’amore”.
Io li guardai negli occhi un po’ perplesso e replicai: “Oddio d’amore… eh!… si fa presto a dire amore!”.
“Bravo, questo potrebbe essere un titolo” mi hanno detto, “adesso finisci la cena e poi prova a scrivere una sceneggiatura. Tu sarai il protagonista e noi i produttori, il titolo c’è. Devi solo cominciare”.
E così mi ritrovai da solo a pensare: “Devo solo cominciare, ma come cominciare!… e soprattutto come finire?!?… è difficile di questi tempi parlare d’amore, io poi… Ci vorrebbe una storia che non sia melensa, scontata e barbosa, ma ironica e divertente”.
Insomma una bella sfida, una sfida eccitante e, come tale, l’ho accettata.
Come lo sono tutte le cose vere, la storia è semplice, quella di un ragazzo di 30 anni alle prese con la vita e con la sua parte più complicata, misteriosa, indecifrabile e bella: le donne.
Il ragazzo, che si chiama con un tocco di assoluta originalità Enrico, non ha – come capita spesso a me ed ai miei coetanei – il coraggio di fare le scelte decisive che ad un certo punto si devono fare e preferisce, invece, farsi trascinare dagli eventi.
Enrico vive così un’amore importante che si chiama Silvana, interpretata dalla bellissima Vittoria Belvedere, e come tutti gli amori importanti è costellato di emozioni e frustrazioni; così cede alla tentazione di un’imprevista avventura che si chiama Elvira, interpretata dalla dolcissima Samuela Sardo, e poi è risucchiato, quasi suo malgrado, in un lussureggiante amore esotico, anzi uruguaiano, che si chiama Martha, interpretata dall’affascinante Isabel Perez.
Ma infine Enrico troverà la sua strada e farà la sua scelta tra la realtà, l’imprevisto e il sogno!
Insomma, dalla sua Roma al lontano ed eccitante Uruguay, attraverserà luoghi, persone e situazioni, mantenendo sempre e, nonostante tutto, inalterata la sua vitale ed ingenua disponibilità.
Qualche volta credendo persino alle sue stesse bugie come Pinocchio, Enrico, con il procedere della storia, sarà costretto ad imparare a leggere dentro di sé, aiutato dalle tre ragazze e da Alfredo, il suo grillo parlante, una specie di guru casareccio metà idraulico e metà vate sibillino.
Ma tra la realtà, l’imprevisto e il sogno, quale sarà la scelta di Enrico?
Non ve lo dico, lo scoprirete vedendo il film.
Ah dimeticavo, devo un grazie particolare a Bruno Nappi che è il mio grillo parlante, anzi non parlante. Bruno non è un idraulico ma un regista e soprattutto un amico che ho voluto in questa avventura e che sa aggiungere al film quella sensibilità, quella capacità e quell’esperienza tecnica che mi hanno permesso di realizzare questo film.

Enrico Brignano