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"Sono Viva": un giallo/noir da non perdere


Il lungometraggio d’esordio dei fratelli Gentili, distribuito dalla Iris Film di Christian Lelli, è allo stesso tempo un film di genere ed una pregevole opera d’autore capace di indubbia personalità; l’appassionante stile della narrazione e la sua ottima fattura tecnica lo rendono senza dubbio da vedere.


“Sono Viva” è il primo lungometraggio dei fratelli Dino e Filippo Gentili, che approdano finalmente al debutto dopo un florido passato di sceneggiatori per il cinema e per la televisione. Il film tratta di un giovane uomo come tanti, nel quale appunto non sarà difficile riconoscersi, sballottato e sminuito dalla precarietà nella quale gli tocca sopravvivere, abbruttito dalla squallida routine che sopporta ogni giorno di meno. Un incarico imprevisto ed insolito scuoterà la sua vita nel profondo e la porterà a contatto con la sua vera essenza di persona; Rocco scoprirà così quanto la sua sensibilità, nonostante qualsiasi dato di fatto relativo al contesto in cui vive, gli ha permesso e continuerà a permettergli di vivere almeno una spanna sopra alle persone che non sono dotate della sua pregevole interiorità psicologica ed intellettiva.

“Sono Viva” non tarda a rivelarsi un giallo, come ce ne sono sempre meno, d’autore però, come è ormai raro vederne nel panorama del cinema italiano; un film di genere certo ma capace di una sua indubbia personalità. Lentamente ci si appassiona completamente alle vicende del protagonista, grazie al tono della narrazione raffinato e pudico, intelligente e sottile, introspettivo ma allo stesso tempo intrigante, che i due sceneggiatori e registi perseguono sino alla fine del film. “Sono Viva” riesce a narrare con partecipazione e coerenza anche lo sperduto mondo dei giovani d’oggi, quello dal quale il protagonista riesce a distaccarsi ma con cui non può evitare di fare i conti; il film accenna poi in modo struggente al male di vivere che si annida proprio in questo mondo di ragazzi all’apparenza votato alla vacuità, alla banale apparenza ed al vuoto quindi di qualsiasi senso. Dal punto di vista narrativo si può solo dire che è un peccato che i registi non abbiano avuto modo di raccontare ancora più nel profondo una vicenda che, con un minutaggio superiore di una decina di minuti, avrebbe potuto risultare ancora più “tonda”, completamente esemplificativa di tutte le implicazioni biologiche ed esistenziali che comunque riesce a narrare; ma del resto purtroppo le regole del mercato sono da rispettare. Il finale di “Sono Viva” è senza dubbio la chiusura più toccante ed azzeccata, quella che rivela la pregevole personalità del film volta alla ricerca ed al perseguimento di una rinascita esistenziale.

Tecnicamente il film non è solo ben girato ma anche estremamente coerente, rivelatore dell’impeccabile mestiere dei registi; la fotografia è altrettanto elegante. Gli attori sono tutti in parte e ben diretti, a cominciare dalla fantastica Giovanna Mezzogiorno ma senza poi dimenticarsi di citare Giorgio Colangeli, Marcello Mazzarella e Guido Caprino; del protagonista Massimo De Santis si sentirà sicuramente ancora parlare. Molto belle ed azzeccate anche le musiche di Giovanni Venosta, il compositore dei film di Silvio Soldini.

“Siamo partiti da nostre reminescenze letterarie”, ha dichiarato Dino Gentili, “per poi arrivare a narrare anche delle nostre personalità. Attraverso l’evento di una ragazza deceduta abbiamo voluto raccontare il mistero della famiglia, dal momento che troviamo che non ci sia niente di più estremo del rapporto tra fratelli e sorelle, genitori e figli”.

“Ci interessava anche vedere come i sentimenti possono diventare lotte di potere”, ha continuato Filippo Gentili. “Al giorno d’oggi infatti i maschi sembrano prevalere pur senza farci una grande figura, e questo mondo in cui i giovani non riescono ad ottenere risultati è proprio quello sconsolante nel quale ci ritroviamo a vivere”.

“Mi sembra proprio che in un’ora e mezzo il film riesca a portare all’attenzione significati importanti, con il pregio della bellezza, della verità e della poesia”, ha commentato Giovanna Mezzogiorno. “Come nella vita infatti i personaggi di “Sono Viva” appaiono appesi ad un filo ed all’instancabile ricerca di qualcosa; come nella realtà poi le persone e le storie non sono definite né risolte”.

Ci sentiamo di condividere in pieno anche quest’ultima affermazione.

28/05/2010, 16:40

Giovanni Galletta