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"A Natale mi Sposo": in sala il primo
film di italiano del Natale 2010


“A Natale mi Sposo” è un prodotto riuscito perché riesce a soddisfare le esigenze del grande pubblico. Chi pretende qualcosa di più però non potrà che sentirsi triste per la propensione alle patetiche, trite e ritrite, volgarità, nonché al volontario e prevedibile astenersi dell’operazione da qualsiasi sorta di rischio.


“A Natale mi Sposo” è uscito venerdì in 450 sale. Oltre all’urgenza dei miei impegni di lavoro come sceneggiatore e regista mi trovo in questo momento estremamente scosso per la notizia della morte di Mario Monicelli, tanto che non mi sembra per niente fuori luogo ricordarlo qui, nonostante trovi che proprio poco abbia a che vedere con il film in argomentazione.

Allora. Apposta a proposito dell’occasione ne approfitto per precisare che chi scrive è ben fiero di non essere nemmeno lontanamente un critico cinematografico ma anzi un cineasta che si impegna a parlare di cinema esclusivamente per amore di cinemaitaliano.info. Anche quando potrebbe essercene bisogno infatti (chi legge i miei editoriali lo sa bene) lascio estremamente volentieri a certi patetici e volgari critici (che mi auguro al più presto in estinzione magari volontaria) certi altrettanto volontari assassinii cinematografici addirittura premeditati e studiati a tavolino sulla persona, esecuzioni feroci ma poi anche fallite che hanno non solo il volontario gusto per lo spargimento di sangue pure d’oltreoceano (quanti siamo fighi ad essere esterofili!!!) ma soprattutto per il macabro vero e proprio. Bisogna prodigarsi fermamente perché certi “recensori” che valgono molto meno di zero ed infatti non hanno nemmeno lontanamente idea di come si fa nella pratica, (ebbene si, nella pratica!) il cinema, imparino prima di tutto l’educazione ed il rispetto per le fatiche altrui, l’educazione ed il rispetto che è il caso di usare appunto anche nel caso di un lungometraggio come “A Natale mi Sposo”.

Mi piace infatti dichiarare che il film di Paolo Costella, curato su misura da e per Massimo Boldi, è rispettabile perché riesce a dare al pubblico esattamente quello che vuole, e cioè tutto quello che già si è visto. Questo è quello che va detto prima di aggiungere il resto. Poi certo va sottoscritto quanto potrebbe non essere mai ovvio e prevedibile (e invece lo è), e cioè che “A Natale mi Sposo” è scritto con il copia e incolla, che gli attori più conosciuti non fanno altro che rifare loro stessi all’infinito dal momento che è una sicurezza non prendersi rischi riguardo a quello che già ha funzionato e in tutta probabilità quindi funzionerà ancora. Quello che non dovrebbe essere mai ovvio (e invece lo è) è la volgarità dispensata senza riserve nel film, che per quanto purtroppo continui a piacere al pubblico medio (quale infinita tristezza!!!) andrebbe evitata almeno per il pregevole gusto al buon gusto.

“Il film non è volgare!”, ha dichiarato con pacatezza Massimo Boldi durante la conferenza stampa, nell’occasione della risposta alla domanda di un giornalista, “quello che è volgare è quanto succede in televisione ed in politica”, ha concluso il noto comico. Il sottoscritto conviene con l’attore, che ritiene un sicuro professionista, per quanto riguarda certa televisione e certa politica, ma si sente in dovere di dichiarare tenacemente quanto si è sentito triste, estremamente triste, di fronte a certe volgarità non solo già viste e riviste ma che vengono copiate e perseguite senza ritegno da anni. Impossibile non chiedersi per quanto, ebbene si, (per quanto ancora?), un fruitore di cinema vero sia costretto a trovarsi di fronte a queste squallide mancanze di tatto che non possono che provocare solo la nausea a chi è rimasto almeno un minimo di buon senso.

Per il resto il film è un buon prodotto medio che è piaciuto e piacerà al pubblico che ama staccare il cervello dopo avere pagato il biglietto alla cassa (il soddisfacente incasso del film nel weekend ne è la prova), un lavoro riuscito proprio per i motivi sopra menzionati. Peccato che i talenti degli attori, troppo impegnati ed imbrigliati nell’operazione di rientrare nei canoni, non vengano fuori. Ne è una prova il caso di tutti ma in particolare di una attrice straordinaria come Lucrezia Piaggio. Certo la cosa più divertente di “A Natale mi Sposo” rimane il primo fuori scena di Massimo Ceccherini sui titoli di coda.

Certa tristezza del momento la si può vincere con una affermazione che è una sicurezza.

Mario Monicelli non c’è più, ma di lui rimarranno per sempre i suoi magnifici film che hanno saputo non solo divertirci con intelligenza ma anche commuoverci nel profondo e rimanerci addosso. Evviva il grande cinema italiano!

01/12/2010, 16:20

Giovanni Galletta