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“Mi Pogolotti Querido” un italiano a Cuba


“Mi Pogolotti Querido”  un italiano a Cuba
In Italia il nome Dino Pogolotti non suscita alcuna reazione mentre per gli abitanti di un quartiere alla periferia de L’Avana “è un italiano che si trasferì negli Stati Uniti e li conobbe sua moglie, il padre che aveva molti soldi gli dette denaro e loro vennero a Cuba. Lei era incinta e con i soldi fondò questo quartiere per dar lavoro agli operai. Il primo quartiere operaio di Cuba”.

L’affascinante vicenda di dell’emigrante italiano, Dino Pogolotti, che a 20 anni lascia Giaveno, piccolo paese del Piemonte, per giungere a Cuba, passando per New York, viene raccontata nel documentario di Enrica Viola, "Mi Pogolotti Querido".

“Ci sono voluti due anni di lavoro, a partire dal 2007, per realizzare un film su una storia che meritava di essere ricordata e per onorare la memoria di un emigrante italiano il cui passaggio a Cuba ha lasciato un segno indelebile”, spiega la regista.

Il documentario tra filmati di archivio sui primi flussi migratori verso l’America, immagini d’epoca di Giaveno e de L'Avana nei primi del ‘900 e musiche originali realizzate da Vito Miccolis con il gruppo Calipson, attraversa un secolo tra una sponda e l’altra dell’oceano con il figlio di Dino Pogolotti, Marcello, diventato ben presto talentuoso pittore d'avanguardia negli anni 30', ed in particolare sua nipote Graziella, una delle intellettuali più note di Cuba, ultima testimone di una straordinaria epopea familiare.

La regista, con atteggiamento di profondo rispetto, entra con la macchina da presa nelle case di un quartiere connotata da una sua identità socio-culturale e da forte senso di appartenenza al luogo dei discendenti di chi 100 anni prima ha avuto la fortuna di vincere la “riffa” l’assegnazione della casa a prezzi popolari, per gli operai. Si incontrano anziani giocatori di Domino “che sono poi diventati i mattatori, dando poi ritmo al montaggio del film”, famosi artisti, come il musicista Oscar Valdes che ha scelto di continuare a vivere in un quartiere operaio, ex campioni di football e gente che pratica la Santeria, una religione molto diffusa a Cuba.
Tutti ricordano l’emigrante italiano non solo come l’imprenditore di successo che nel 1911 fece costruire, in un periodo di fortissima crisi nell'isola che aveva portato alla morte e all'allontanamento dalle loro case di migliaia di contadini, quello che ancora oggi è noto come Barrio Pogolotti, ma soprattutto per il fondamentale contributo alla vita economica, culturale e artistica di Cuba.

Il documentario offre cosi uno spaccato realistico e potentemente espressivo di uno dei quartieri più estrosi di Cuba. Un paese dalle forti contraddizioni, oggi alle prese con cambiamenti radicali, nell’intento di modernizzare il proprio modello economico di stampo socialista e avviare quel processo di democratizzazione tanto auspicato dalla comunità internazionale all’indomani della morte di Fidel Castro.

15/03/2012, 08:55

Monica Straniero