FilmdiPeso - Short Film Festival

C'ERA UNA VOLTA STUDIO UNO - La Rai e il sogno degli anni 60


In onda in prima serata su Rai1 luned 13 e marted 14 febbraio il film diretto da Riccardo Donna racconta, attraverso le fasi di realizzazione della trasmissione Studio1, l'Italia degli anni 60. Tre ragazze diverse entrano in Rai e provano a realizzare i loro sogni. Con Alessandra Mastronardi, Giusy Buscemi, Diana Del Bufalo, Andrea Bosca, Edoardo Pesce e Antonello Fassari.


C'ERA UNA VOLTA STUDIO UNO - La Rai e il sogno degli anni 60
Una coreografia di "C'era una Volta Studio Uno"
Un gradino alla volta la battuta di un giovane macchinista Rai che vuole diventare cameraman e che inquadra al meglio il risultato della nuova fiction "Cera una Volta Studio1".
Facendo una panoramica rapida sul mondo dellaudiovisivo, chiaro che lattenzione si sta spostando rapidamente sui prodotti seriali per tv e nuovi media. Dalla nuova legge Franceschini, che non sar pi esclusivamente per il Cinema ma pi ampiamente indirizzata allaudiovisivo, alla carenza di film per la sala di questa prima parte dellanno, pare giustificata da una migrazione dei produttori dal cinema, sempre meno seguito in sala, verso la fiction seriale sempre pi richiesta e produttiva. Per non dimenticare i miliardi di dollari (due, cinque, comunque tanti) annunciati da Netflix per la produzione di programmi dei suoi canali.

Studio1 un piccolo passo verso quella qualit che si auspica possa un giorno portare la nostra fiction a gareggiare alla pari con quella americana o anglosassone o comunque a fare bella figura in tutto il pianeta.

C di buono la scelta coraggiosa di raccontare unItalia in bianco e nero, polverosa e stantia agli occhi dei pi giovani ma tanto rimpianta dal grosso del pubblico di riferimento. Di meno coraggioso c la scelta di scrivere, dirigere e recitare alla vecchia maniera italiana, con sottolineature, ammiccamenti e spiegazioni che, malgrado nascoste in un complesso fluido e piacevole, appaiono difficili da superare. Non basta essere giovani bisogna essere nuovi, (proprio come era Studio1) intendendo diversamente il modo di considerare e rivolgersi al pubblico per quello che adesso, esperto e consapevole e non pi bue e con il telecomando incastrato sui soliti canali.

Questa storia raccontata in due puntate punta molto sulla ricostruzione precisa e accurata di scenografie e costumi ma sembra aver bisogno di spiegare allo spettatore che le cose che vede sono realmente successe allinizio degli anni 60, che quella era lItalia, con i suoi limiti e le grandi speranze. Ed proprio questa esigenza di spiegare, di rapportare sempre il passato (quello che avviene sullo schermo) con il presente ( lo spettatore nostalgico o giovane e da catturare), ad appesantire loperazione.
Nella fiction italiana si continua a produrre per lo spettatore, senza tanto curarsi di cosa gli piaccia ma con lesigenza di farsi piacere. Quando gli attori, magari in secondo piano, ammiccano o commentano con lo sguardo o con una battuta ci che avviene in primo piano, chiaro che stanno suggerendo al pubblico come considerare la scena, creando un filo con lo spettatore che e andando lentamente e inconsciamente a sgretolare la credibilit degli eventi del film. Un filo con lo spettatore che deve esserci, ma non deve essere costruito attraverso una comunicazione diretta.

Comunque, a parte loperazione amarcord, le due puntate dirette da Riccardo Donna e scritte da Lea Tafuri e Lucia Zei, risultano piacevoli e di buona ideazione e saranno capaci di ottenere ottimi risultati dascolto. Per il salto di qualit c da lavorare ma, un gradino alla volta

01/02/2017, 15:26

Stefano Amadio