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LUCAS PAVETTO - "Per Alcolista, meglio l'America"


Il regista di "Alcolista", il thriller uscito il 18 maggio in 30 sale, racconta il processo creativo e produttivo del suo film. "Porte chiuse in Italia, e allora meglio gli USA"


LUCAS PAVETTO -
Lucas Pavetto in sala con il suo film "Alcolista"
"Alcolista" è in sala, com'è stata l'attesa per questa uscita?


"Sicuramente è stata snervante ma ripagata. Per un film di genere ottenere 30 sale è un ottimo risultato, soprattutto in un paese dove è praticamente impossibile distribuire un film indipendente.
Salvo pochi casi dove si hanno i giusti giri e le giuste conoscenze (non il mio), il monopolio è in mano alle grosse distribuzioni, che neppure si degnano di risponderti se proponi un progetto diverso per il cinema".

Un film di genere, che pubblico ti aspetti?

"Un pubblico che sappia apprezzare un film realizzato con mille problemi ma anche con mille sacrifici. Devo dire che però molti critici (salvo qualche big della rai..) ne hanno tenuto conto, e hanno guardato un film con un’occhio di riguardo, senza massacrarlo con gli stessi mezzi di critica che andrebbero usati per un film hollywoodiano da milioni di dollari".

Quali sono le caratteristiche della sceneggiatura?

"In sintesi, "Alcolista" nasce con lo scopo di condannare una sostanza stupefacente legalizzata, con la quale lo stesso attore protagonista ha avuto problemi nella vita reale. Ho creato una struttura thriller plasmando una riflessione pessimista sulla nostra esistenza, riflessione che evoca il pessimismo cosmico di Giacomo Leopardi, ovvero che l'infelicità è legata alla stessa vita dell'uomo, destinato quindi a soffrire per tutta la durata della sua esistenza.
Questo è "Alcolista", un film dove la dipendenza cronica passa in secondo piano, e diventa il contorno di una triste vicenda di sofferenza che rispecchia il destino dell'uomo".

Hai di nuovo i due attori protagonisti del tuo film precedente, come mai?

"Perché Bret Roberts e Gabriella Wright sono molto bravi, ormai siamo diventati amici, loro mi capiscono, sanno cosa voglio e subito. Conoscono il mio carattere e hanno la stessa passione che ho io per il cinema. Non potevo ne dovevo cercare di meglio".

Hai girato negli USA, come mai questa scelta?

"La prima versione dello script era stata scritta per girare un film italiano con attori italiani; avevo concordato il ruolo del protagonista con Adriano Giannini, ma purtroppo quando ho iniziato a concretizzare il progetto, mi sono state chiuse tutte le porte, nessun era disposto ad aiutarmi, ne produzioni ne tanto meno la Regione o lo Stato, e non essendo un regista “figo” pieno di agganci e conoscenze, per farlo nascere ho dovuto spostarmi all’estero. In America ho trovato subito tutte le porte aperte, e grazie a Dea Film in primis (che ha creduto in me) e alla NY film commission siamo riusciti a farlo".

Com'è stato il processo produttivo?

"Non facile. Ma io, Bret e i produttori americani ci siamo dati da fare al meglio affinché portassimo a casa un buon risultato con pochissimi soldi".

Come risponde il mercato internazionale a un film come Alcolista?

"Molto bene, lo abbiamo venduto worldwide a una grossa distribuzione americana".

20/05/2017, 16:06

Stefano Amadio