Sudestival 2020
Meno di Trenta

Note di regia de "L'Età imperfetta"


Note di regia de
Ulisse Lendaro
“Si dice che il tempo e l’armonia non si amano. Il tempo è sguaiato, si muove sempre.
L’armonia è immobile. L’armonia è qualcosa che cerchi, anche se è passata.
Il tempo quando è passato non ritorna più. Nemmeno per un attimo.
In quell'alba acerba, il tempo prese il sopravvento. Ma era il tempo sbagliato.” (Camilla)

Si dice che l’adolescenza è il luogo dei grandi conflitti dove tutto è portato ai limiti: si odia o si ama, si è timidi o estroversi, si è buoni o cattivi in un continuo scambio di ruoli.
Ma l’adolescenza è anche il momento delle grandi scoperte: si è più consapevoli dei propri sentimenti, delle proprie emozioni e a queste cominciamo a dare un valore nuovo.
Anche l’odio e la cattiveria fanno parte di queste emozioni.
La scoperta dell’imperfezione è il tema di questo film, raccontato attraverso gli occhi della diciassettenne Camilla.
Il suo punto di vista è il solo e preponderante, in un viaggio che la porterà a fare i conti con la scoperta del proprio lato oscuro.
Non c’è una scena in cui Camilla non ci sia: tutto è filtrato dal suo sguardo e dall’evoluzione dei suoi pensieri.
La mdp la segue in ogni momento, osservandola sia da fuori (come in una sorta di pedinamento) che “trasformandosi” nei suoi occhi (in soggettiva).
La mdp è a spalla, per rendere in modo più preciso quell’effetto di realtà (in stile quasi documentaristico) che cercavamo.
Tutto questo ha comportato alcune scelte rigorose: un uso costante - ma non esclusivo - della musica in presa diretta, l’autenticità degli ambienti e dei costumi e la scelta di attori (in alcuni casi anche non professionisti) perfettamente consoni al loro ruolo, attori su cui si è lavorato molto per renderli “veri”, spogliandoli di qualsiasi vezzo.
Il film si svolge nella periferia di una città di medie dimensioni, della provincia ricca del paese, quella del nord-est, che abbiamo provato a raccontare fuori da ogni stereotipo: niente nebbia, niente freddo, niente ricchezza ostentata, bensì sole, caldo, afa e soprattutto i suoi ceti sociali che convivono in un ambiente “liquido”.
L’altro “protagonista visivo” del film - costante e impellente - è il mondo della danza classica, con la sua disciplina, il suo rigore, le sue fatiche e la forma fisica.
Il mondo della danza classica (da Degas, ai Balletti Russi) si muove in un immaginario freddo, “classico” per l’appunto.
Tutto questo sarà il cuore delle scene in interno e contrasterà con il calore degli esterni. “Fuori”, infatti, sarà un film fatto di azioni, parole, volti e sensualità. “Dentro” di movimenti, sguardi, silenzi, e candore.
La forza di questo film sta nel suo tema e nei suoi personaggi certo, ma soprattutto nella sua credibilità, nella verità che sprigiona.