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Note di regia di "Mathera"


Note di regia di
Una scena di "Mathera"
Cos’era e cosa sarà Matera? Lo intuiamo dai racconti dei nostri personaggi, che saranno un ponte tra la storia passata, presente e futura di questa città. I nostri protagonisti non saranno attori ma testimoni: ascolteremo chi ha deciso di recuperare una vecchia abitazione scavata nella roccia, chi rievoca il tempo in cui è stato sfrattato dalle grotte, chi ha riscoperto le antiche tradizioni e ha scelto di impegnarsi a trasmetterle e divulgarle, consapevole che in esse risiede lo slancio necessario a proiettare la città nel futuro.
Nel più puro dei filoni documentaristici, quello delle city symphonies legato a nomi come quelli di Jean Vigo (A propos de Niece, 1930) e Ruttmann (Berlin: Symphony of a great city, 1927), Mathera è un’ode alla città, ai suoi volti, suoni, scorci, profumi. Non esiste una sceneggiatura predeterminata nei dialoghi, che sono stati invece selezionati alla fine delle riprese alla luce di quanto emerso dai personaggi coinvolti, liberi di esprimersi nei loro luoghi, in quel dato momento, improvvisando i nostri incontri il più possibile così da avere situazioni originali e il più possibile ‘estemporanei’.
La Matera di ieri e di oggi emerge dai loro racconti, da spettacolari riprese, anche aeree, che ne delineano il suo volto più attuale e da immagini di repertorio che ci mostrano le sue radici.
La 629esima edizione della Festa della Bruna – festa dedicata alla Madonna della Bruna, protettrice della città – è il collante fra le loro storie, il loro casuale incrociarsi, i momenti che scandiscono la loro giornata. Per questa grande occasione ogni materano emigrato torna a casa, ogni abitante della città scende in piazza e nelle sue vie brulicanti di vita e voci festose, per venerare, in processione, il tradizionale carro con la Madonna della Bruna. In questa celebrazione, secondo un rito arcaico e affascinante, il sacro si mescola al profano, la fede all’istinto e alle primordiali inclinazioni dell’uomo: al termine del suo giro, il carro rituale viene distrutto in uno spettacolare assalto, le sue decorazioni stracciate, spesso a morsi, mettendo in scena un vero e proprio sacrificio del capro espiatorio. È uno spettacolo unico, straziante e galvanizzante allo stesso tempo, assolutamente imperdibile.
Il nostro sguardo lo riscostruisce seguendo il montare delle emozioni dei materani, dal mattino della festa al pomeriggio che corre verso la sera: i rumori della processione – i passi, le grida, i botti, il muoversi del carro sul ciottolato, il brusio della gente, gli applausi – diventano il tappeto sonoro del film, una sorta di sipario di passaggio tra una scena e l’altra di questa giornata così straordinaria.
Sullo sfondo i sassi, la polvere, la terra arsa: esaltiamo la bellezza paesaggistica e territoriale della città, entrando nel suo spirito, nei suoi vicoli, nella cornice di quei Sassi che ora ospitano botteghe o esercizi commerciali. Immagini fluide e aeree avvolgeranno e aiuteranno lo spettatore ad immergersi nell’atmosfera della città e a vivere un’esperienza estremamente empatica con i nostri personaggi. La fotografia tende ad esaltare il segno del tempo: la polvere che si accumula per le strade, quella limata direttamente dalla roccia da un muratore che la lavora, i segni scavati o dipinti sulle pietre, e le rughe di chi ci racconta un passato che sembra lontano e che ora rivive grazie a chi ha deciso di rivalutarne e tramandarne l’eredità.
Il nostro viaggio termina al calar della notte quando la gente inizia a muoversi solitaria tra le vie per andare a prendere il proprio posto nella calca, prima del tradizionale “strazzo”, momento culminante di Mathera: la distruzione del carro della Madonna della Bruna, preludio e presagio di un nuovo ciclo di vita per la città e per i suoi abitanti.

Francesco Invernizzi