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VENEZIA 76 - "Vivere" impicci vari della famiglia Attorre


Il film di Francesca Archibugi racconta, come in una fiction, le vicende della famiglia Attorre tra miseria e nobiltà, sguardi indiscreti e voglia di normalità. In sala dal 26


VENEZIA 76 -
I personaggi principali di Vivere di Francesca Archibugi
Il trio di "Notti Magiche" torna a colpire. Stavolta al timone c’è Francesca Archibugi, che scrive la sceneggiatura insieme a Paolo Virzì e Francesco Piccolo.
Dopo aver infangato il mondo del cinema, i tre sembrano attratti dal melodramma televisivo sudamericano, quello fatto di matrimoni in crisi, corna vissute, donne sull’orlo di una crisi di nervi tenuto insieme da un mondo esterno che tende a remare contro, incasinando all’inverosimile le vicende.

Al quarto minuto, capiamo che la simpatica ragazza alla pari irlandese, pelle bianca e capelli rossi, creerà lo scompiglio che solo Mignon riuscì a lasciare prima di partire. In famiglia c’è Susi, Micaela Ramazzotti, ancora piacente, maestra di danza scordarella, un po’ ignorante e coatta (giusto per mostrare solidarietà con le classi sociali più basse); con lei c’è Luca (Adriano Giannini) giornalista bello, sfigato e deontologicamente scorretto (della serie “attacca il giornalista”, giusto per mostrare “che conosciamo come va il mondo”) che passa le giornate a testa bassa sul computer nella speranza di farsi pubblicare un articolo.

Così facendo la coppia, che ha una figlia di sei anni di nome Lucilla, è sempre senza soldi, vive in periferia e ha un vicino di casa perito industriale (Marcello Fonte) che si impiccia della affari loro senza però entrare mai a far parte della storia; se con una ruspa si togliesse la sua villetta a schiera con lui dentro, il film non cambierebbe di una virgola, malgrado parecchi spunti possibili tutti destinati in un vicolo cieco, tranne un inutile e forzatissimo discorso finale scritto solo per fargli dire la parola Vivere.

Le vicende si complicano per i singoli e per la famiglia, patologie che non è il caso di spoilerare e che racchiuse in un contenitore di 103 minuti mettono alla prova la resistenza di qualsiasi spettatore cinematografico. Perché è proprio l’aspetto cinematografico che manca al film, dagli stacchi sulle case tra una scena e l’altra, fino a un tappeto musicale asfissiante, passando per le tematiche, i giudizi, i dialoghi e la regia.

"Vivere" è uno sceneggiato televisivo impolverato (ora le serie sono un’altra cosa) e ci viene da chiedere quale mano dal cielo lo abbia calato, in Selezione Ufficiale, sulla 76a Mostra del Cinema di Venezia.

01/09/2019, 10:58

Stefano Amadio