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Note di regia di "L'Uomo senza Gravità"


Note di regia di
L’idea di questo film nasce da un'immagine: un bambino che esce pulito dal grembo materno, galleggiando nell'aria attaccato al cordone ombelicale come un palloncino al polso di un bimbo. Da questa suggestione visiva, si è poi dipanata questa vicenda in equilibrio tra la fiaba e la realtà, tra il sogno e la concretezza.
“L'Uomo senza Gravità” è la storia di una meravigliosa diversità, in un mondo dove qualsiasi diversità sembra essere percepita come un grande problema. La storia di Oscar, un uomo affetto da “leggerezza”, si propone di raccontare la difficoltà di essere puri, ingenui e leggeri (in tutti i sensi) in un mondo opaco votato alla pesantezza, alla sopraffazione, alla violenza mai esibita eppure costante e sotterranea. Il protagonista del film, inserito in un ambiente profondamente italiano, attraversa quarant'anni di vita scontrandosi con molti dei gruppi sociali universalmente conosciuti: la famiglia e il paese; la città e il mondo mediatico, delle apparenze; quello degli ultimi e quello del rapporto di coppia. E in ciascuno di essi, gli verrà impedito in ogni modo di far emergere la propria grandiosa leggerezza.
La leggerezza è dunque per noi la chiave di lettura di questo film. Il nostro lavoro è stato soprattutto quello di sottrarre peso al linguaggio registico e alla struttura narrativa. Una leggerezza vista come reazione al peso del reale, come risorsa, una forma di intelligenza alta capace di modificare la realtà senza estraniarsi dal mondo, ma anzi in grado di sganciarsi dalle opinioni precostituite. Una leggerezza concreta, in opposizione a una pesantezza che vuole dirsi profonda, ma è spesso solo superficiale. In questo senso, gli effetti speciali non puntano ad essere meramente spettacolari, ma cercano di integrarsi nel racconto in maniera lieve, naturale e concettuale. Così come lo zaino rosa (il secondo vero protagonista del film), rappresentativo dell'istituzione scolastica e dunque delle costrizioni sociali, si propone di essere un simbolo lungo tutto l'asse narrativo della vicenda.
In questa ricerca sul linguaggio, un apporto decisivo ci è stato dato dagli interpreti.
A cominciare da Michela Cescon, che con una perfezione di gesti e di sguardi, riesce a tenere legato tutto il racconto. Elena Cotta, capace di alleggerire un personaggio altrimenti troppo duro. Silvia D’Amico, che ha saputo incarnare quella bambina di cui ci si innamora da piccoli. Vincent Scarito, che è riuscito a raccogliere dentro di sé “il gatto e la volpe” mescolandoli a una malinconia molto sensibile. E soprattutto Elio Germano, il protagonista del film, che qui fa qualcosa di incredibile: rende reale, vero e umano il protagonista di una fiaba archetipica.
Il film prende le mosse dagli anni '80, per concludersi in un ipotetico futuro. Tre momenti storici, più un prologo e un epilogo. In ciascuno di essi abbiamo deciso di applicare una sorta di filtro della memoria, impostando il lavoro filmico in maniera differente. Per ogni segmento storico abbiamo perciò studiato un approccio fotografico e sonoro diverso, in modo da richiamare alla mente i ricordi rispettivamente dell'infanzia, dell'adolescenza e dell'età adulta in chiave sia emotiva che strettamente storica. Una vicenda che comincia dal particolare, la provincia italiana, per poi aprirsi al mondo, in equilibrio tra la fiaba e la realtà. Nonostante Oscar abbia un potere speciale, “L'Uomo senza Gravità” non vuole però essere un film sul supereroismo così come inteso oggi, ma la storia di un uomo semplice e puro che vuole essere accettato dal mondo. La storia di un essere umano dall'infanzia negata che, al termine di un lungo percorso alla ricerca del sé e dell'amore, comprenderà come, il tornare bambini, sia l'unico modo per vivere una vita davvero “senza gravità”. Da vero supereroe.

Marco Bonfanti