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TORINO FILM FESTIVAL 39 - La presenza della Rai


TORINO FILM FESTIVAL 39 - La presenza della Rai
Rai Cinema partecipa al 39° Torino Film Festival con quindici titoli che ha contribuito a produrre, di cui nove lungometraggi e sei film documentari.

Quattro film sono di registi esordienti:

Il muto di Gallura, opera prima di Matteo Fresi, unico italiano nel Concorso principale del Festival, con una storia ambientata nel mondo arcaico della Sardegna di metà Ottocento;

La svolta, di Riccardo Antonaroli, il viaggio di formazione dei due giovani protagonisti, due solitudini che s’incontrano e si scontrano, alle prese con inadeguatezza e frustrazioni;

Altri padri, di Mario Sesti, giornalista e critico cinematografico con una lunga attività di documentarista alle spalle, al suo primo lungometraggio di finzione, affronta un tema di forte rilevanza sociale come quello delle difficili separazioni nelle coppie con figli. Il film è interpretato da Paolo Briguglia, Chiara Francini, Maria Grazia Cucinotta, Ricky Tognazzi, Pino Calabrese e Antonio Catania.

E La notte più lunga dell’anno, di Simone Aleandri, un altro debutto alla regia dopo una lunga esperienza nel documentario, con una storia tutta ambientata nella notte del solstizio d’inverno in una piccola città di provincia nella quale si intrecciano, anche solo per sfiorarsi, quattro vicende personali. Nel cast Ambra Angiolini, Massimo Popolizio e Alessandro Haber.

Inoltre, i lavori di due artisti fortemente legati alla scena teatrale contemporanea che presentano opere cinematografiche nate proprio dal palcoscenico:

L’uomo dal fiore in bocca, di Gabriele Lavia, la trasposizione sul grande schermo del suo spettacolo teatrale sui testi di alcune delle più celebri Novelle di Luigi Pirandello. Il talento indiscusso e l’esperienza di Gabriele Lavia si sposano e si confrontano con gli effetti visivi più all'avanguardia, in un originale mélange che fonde tradizione e innovazione.

Gianni Schicchi di Damiano Michieletto, l’opera di Giacomo Puccini diventa cinema. Uno dei rappresentanti più interessanti della giovane generazione di registi italiani, oggi tra i più richiesti nel mondo, gira interamente in presa diretta il suo primo film musicale. Una sfida affascinante, dove la narrazione teatrale e quella cinematografica si fondono in un perfetto equilibrio di linguaggi, personaggi e scenografie.

E ancora, L’angelo dei muri di Lorenzo Bianchini, regista molto amato nel circuito indipendente per i suoi thriller-horror, con un film di genere dal cast internazionale che spazia dalla favola nera al dramma psicologico, mescolando nel racconto anche elementi magici.

E infine due film che hanno ricevuto già un’ottima accoglienza nella prestigiosa vetrina del Festival di Cannes: Piccolo corpo di Laura Samani e Re Granchio di Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis. Due opere sorprendenti e rappresentative del nostro migliore cinema emergente.

Tra i film documentari, alcuni lavori particolarmente attenti al racconto della contemporaneità:

Il pranzo di Francesco di Pasquale Scimeca e Luca Capponi. Un pranzo tra i poveri della Missione di Speranza e Carità di Palermo e Papa Francesco diventa un’occasione per raccontare il senso profondo del suo pontificato, una Chiesa povera per i poveri, a fianco degli ultimi, dei migranti, dei malati, degli “scarti” della società dei consumi, il rapporto con le altre religioni, la critica radicale a un sistema economico che mette al centro il profitto a discapito della dignità e della libertà degli uomini.

Lievito di Cyop&Kaf, famosi nella scena della street-art napoletana, indagano le relazioni tra gruppi di adolescenti e le loro guide adulte, i metodi didattici e le pratiche educative, le regole materiali e simboliche nello spazio intermedio che cresce tra la strada, la famiglia e la scuola.

Il tempo rimasto di Daniele Gaglianone. Una riflessione sulla vecchiaia e su cosa si può scoprire guardandosi nello specchio che nasce da un lungo percorso di ascolto e decine di lunghi incontri in cinque regioni italiane.

Il fronte interno di Paola Piacenza. Un film sul nostro presente attraverso l’incontro tra il reporter di guerra Domenico Quirico, abituato a calarsi nel cuore dei conflitti e di grandi crisi umanitarie, e il quotidiano dei nostri connazionali. Un viaggio che ha permesso di riflettere sulla povertà e sulla politica, una politica che ha scelto di dimenticare gran parte dei suoi cittadini e di escluderli da ogni possibile visione del mondo e del futuro.

09/11/2021, 14:53