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A RIVEDER LE STELLE - In marcia per la Terra


Dal 3 marzo al cinema il documentario del regista piemontese Emanuele Caruso con Giuseppe Cederna e Maya Sansa. Una produzione Obiettivo Cinema.


A RIVEDER LE STELLE - In marcia per la Terra
"A riveder le Stelle" di Emanuele Caruso
Un lascito, una lettera al futuro, è questo quello che è il documentario "A riveder le stelle", diretto da Emanuele Caruso che ha documentato un viaggio a piedi di un gruppo di persone, tra i quali gli attori Maya Sansa e Giuseppe Cederna, lungo il Parco Nazionale della Val Grande, una delle aree wilderness più estese in Europa, al confine fra il Piemonte e la Svizzera, un cammino lungo 7 giorni e 36 km con un dislivello di 5.000 metri, alla riscoperta della natura, dell’umanità, dell’altro. Un’occasione per i partecipanti a questa avventura di staccarsi dalla frenetica vita quotidiana, dai cellulari, dalle cose diventate necessarie ma delle quali forse si può fare a meno, rivalutando le proprie certezze.

Girato i primi di agosto nel 2019 con due Iphone e un drone alimentati con energia sostenibile, il documentario di Caruso, rappresenta un interessante esperimento per riflettere sul cambiamento climatico e sull’emergenza ambientale che ormai sembra irrecuperabile attraverso l’esperienza dei protagonisti, persone provenienti da mondi diversi, con vite lontanissime le une dalle altre, ma uniti dalla consapevolezza che l’unica soluzione è essere il cambiamento che vogliamo nel mondo.

Consapevolezza è la parola chiave del film, quella che se tutti riuscissero ad ottenere potrebbe portare a cambiare le sorti del nostro pianeta, preservandolo in favore delle prossime generazioni. Ed è proprio a quelle generazioni che è rivolto il documentario che si apre raccontando del singolare funerale che si è celebrato in Islanda nel 2019: quello del primo ghiacciaio ufficialmente estinto a causa degli effetti del riscaldamento globale. Sulla montagna dove dimorava il ghiacciaio è stata poi affissa una targa che titola “Lettera al futuro” e che avverte che nei prossimi 200 anni tutti i ghiacciai faranno la stessa fine, che si è coscienti di ciò che sta accadendo e di ciò che va fatto, e che solo chi leggerà queste parole in futuro saprà se siamo riusciti a farlo.

In questi luoghi selvaggi, incontaminati, dove la società non è arrivata, i protagonisti si rimettono a contatto con la terra che sembra rigenerarli nel corpo e nell’anima e per alcuni il cambiamento è già in atto, c’è chi infatti, ha già scelto di fuggire dalla civiltà, di vivere una vita sostenibile, ascoltando i propri bisogni e liberandosi del superfluo, come Stefania, una fisioterapista che è scappata dalla città per vivere in campagna da sola in serenità. O Emiliano che ha lasciato un lavoro redditizio dopo 20 anni per ritrovare sé stesso in Val Grande.

Questa “sconnessione dal mondo” raccontata da Emanuele Caruso e dai personaggi del documentario mostra un modo diverso di ragionare e di vivere che, ovviamente, non può essere adottato da tutti, ma pone le basi per un nuovo approccio all’ambiente, alla terra che è la nostra casa, argomenti più volte trattati negli ultimi anni in manifestazioni, come Fridays for future, e documentari, come “Punto di non ritorno - Before the Flood” prodotto da Leonardo Di Caprio, ma che è importante che rimangano al centro del dibattito mondiale.

24/02/2022, 19:26

Caterina Sabato