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Artavazd Pelesjan

22/02/1938
Gyumri, Armenia

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Artavazd Pelesjan


Filmografia dal 2000:
2011 » doc Il Silenzio di Pelesjan: partecipazione

Biografia:
Artavazd Pelešjan nasce il 22 febbraio del 1938 a Leninakan (attuale Gyumri), città del nord-est dell’Armenia, quasi al confine con la Turchia. L’Armenia è una Repubblica Sovietica già da un ventennio, fino al 1991, anno della sua indipendenza.
La vicenda personale di Pelešjan si lega, dunque, agli avvenimenti storici della grande madre Russia: riceve una formazione tecnica e intraprende la carriera di disegnatore industriale e, come nella migliore tradizione sovietica, la formazione tecnico-scientifica non preclude l’interesse per le discipline artistiche, quali la musica e il cinema. Nel 1963 si iscrive al VGIK di Mosca, la più antica e prestigiosa scuola di cinematografia del mondo. Nei quattro anni in cui frequenta il corso di regia, seguono approfonditi studi sui maestri della cinematografia sovietica, Eisenstein, Vertov, Romm, Yutkevich, Parajanov, ma anche Fellini, Pasolini, Antonioni, Godard e Resnais. Si profila quel cammino personale, spesso solitario, rivolto alla sperimentazione di una nuova concezione di montaggio, di un’originale teoria filmica che risponderà al nome di “montaggio a distanza”.
Al VGIK realizza i cortometraggi Pattuglia di montagna (1964), Il cavallo bianco (1965, insieme a R. Tsourtsoumi), La terra degli uomini (1966). Nel 1967 si diploma con un film di montaggio dedicato al 50° anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, Il Principio. Con la realizzazione del film Noi (1969) si compie la maturazione artistica di Pelešjan. Il film, prodotto dalla Studio d’Erevan, è un poema in immagini e musica dedicato all’Armenia e al suo popolo che riceve il Gran Prix al Kurzfilmtage Festival d’Oberhausen nel 1970. Nello stesso anno realizza il cortometraggio Gli Abitanti, uno tra i più belli e drammatici omaggi agli abitanti del pianeta, gli animali.
Tra il marzo 1971 e il gennaio 1972, formalizza le sue teorie cinematografiche nel saggio, “Il montaggio a contrappunto o la teoria del montaggio a distanza”, che sarà incluso nel libro Moe Kino (Il mio Cinema. 1988).
Nel 1972 realizza un’altra opera maestra, Le Stagioni, in cui la vita viene scandita dalle stagioni, in un difficile ma sereno compromesso tra l’uomo e la natura, uno tra i temi più cari al nostro autore. Nel 1982 Pelešjan filma un lungometraggio dedicato alle conquiste spaziali, Il nostro Secolo che racconta le delicate fasi che precedono un lancio spaziale e affronta, ancora una volta, il tema della sfida che l’uomo lancia nei confronti delle forze della natura. Fino agli anni ottanta il suo cinema restò del tutto ignoto se non all’interno di una piccola cerchia di cinefili. Il clima d’apertura voluto dalla politica di Gorbaciov favorisce, alla metà degli anni ’80, una timida circolazione delle opere sovietiche. In questi anni si organizzano le prime proiezioni dei suoi film, grazie al prezioso intervento del critico francese Serge Daney. Dopo partecipazioni ai Festival di Rotterdam, Parigi, Pesaro, Nyon e Marsiglia, Pelešjan riceve infine il giusto riconoscimento dei critici, che lo riconoscono come uno tra i più grandi cineasti viventi. A Parigi, nel 1992, viene organizzata una grande retrospettiva alla Galleria Nazionale Jeu de Paume e una serata speciale sul canale francese Antenne 2. Tra il 1992 e il 1993 realizza altri due cortometraggi, Fine e Vita, mentre la stampa specializzata – soprattutto francese – comincia a dedicargli ampio spazio. Gli anni ’90 vedono fiorire in tutto il mondo molti Festival dedicati al cinema documentario e non mancano retrospettive su Pelešjan. Nel 2000 riceve a Parigi il premio Scam (Société des Auteurs Multimédia) per l’insieme della sua opera. Artavazd Pelešjan vive e lavora a Mosca. Ancora oggi il suo straordinario cinema resta, però, poco noto in occidente.
(ultima modifica: 05/09/2011)