Sinossi *: "Zona Rossa Sempre" è una docuserie che offre uno sguardo intimo e realistico sulla vita all'interno delle carceri italiane durante l'emergenza pandemica. Attraverso sei episodi, ciascuno dedicato a un diverso istituto penitenziario e al cappellano che lo opera, la serie esplora le sfide quotidiane, il supporto spirituale e umano offerti a detenuti, agenti e volontari. Il racconto, che si dipana seguendo le esperienze di sei cappellani – a Pavia, Firenze, Palermo, Napoli, Sassari e Venezia – mette in luce come, nonostante l'isolamento e le difficoltà, la presenza e l'empatia possano trasformare la realtà opprimente del carcere in un contesto di resilienza e speranza.
Nell’anno in cui tutti i cittadini del mondo si sono ritrovati carcerati a causa della pandemia, la docu-serie racconta le storie di tutte quelle persone per cui la Zona Rossa è “per sempre”: cappellani, volontari, detenuti, agenti di custodia e operatori carcerari di tutte le gerarchie che ogni giorno vivono la realtà delle carceri italiane.
“Zona Rossa Sempre” racconta la storia di un giorno qualunque all’interno di 6 carceri italiane e lo fa attraverso gli occhi dei loro cappellani, le uniche persone ad "attraversare" tutti gli aspetti della vita di un penitenziario (dal rapporto con i detenuti a quello con le guardie carcerarie, passando per i volontari).
Realizzato con la collaborazione dell’Ispettorato Generale delle Carceri Italiane, nella figura di Don Raffaele Grimaldi, Zona Rossa Sempre ha scelto, per una fotografia precisa del momento storico all’interno delle carceri italiane, di documentare la vita di sei cappellani il più possibile diversi tra di loro, rappresentativi di altrettante carceri divise tra Nord, Centro e Sud Italia, isole comprese.
Sono don Dario Crotti, del Carcere di Pavia, don Vincenzo Russo a Firenze, fra’ Carmelo Tonino Saia a Palermo, don Giovanni Russo a Napoli, don Gaetano Galia a Sassari e infine Suor Franca Busnelli a Venezia.
Le telecamere di "Zona Rossa Sempre" seguono le incessanti attività dei sei cappellani all’interno dei rispettivi penitenziari nell’arco della stessa giornata. Dall’incrocio delle loro storie affiora un affresco straordinario di umanità, un film corale nel quale ogni persona incontrata, sia esso un detenuto o un volontario, racconta una storia nella quale, come ha detto Papa Francesco proprio riferendosi al mondo carcerario, “Dio racconta di sé e ci parla”.
Tra tutte queste storie spicca quella del nostro cicerone, il cappellano. Chiamato al sacrificio di dover trascorrere la propria vita dietro le sbarre questa figura straordinaria ci rivela che la sua opera è essenzialmente condivisione della pena, dell'errore commesso e della sofferenza del carcere.
Note:
Il soggetto
Il documentario, della durata di 90 minuti, comincia all’alba di un giorno ordinario in un anno straordinario.
Il borbottio della moka sul fuoco. Un uomo entra in campo e si versa una tazzina di caffè. È così che incontriamo il primo dei nostri sei protagonisti. Con un gesto a noi così famigliare, il primo e anche l’ultimo della giornata. Già perché d’ora in poi la sua vita sarà un susseguirsi di gesti molto fuori dal comune. Perché lui stesso è fuori dal comune. È il cappellano di un carcere. E tra poco, tornerà dentro, la dove la Zona Rossa è per sempre. Nello stesso modo, all’inizio della loro giornata, vengono presentati tutti i protagonisti del documentario.
Da questo momento la nostra telecamera li segue, senza in alcun modo interferire sulle loro azioni, fino al loro ritorno al punto di partenza, al fine di questo lunghissimo giorno oltre le sbarre. Incrociando le loro storie, mentre lo scorrere del tempo svolge il suo ruolo unificante, otterremo un quadro quanto mai attuale e veritiero di cosa sia la vita in carcere oggi.
Attraverso le azioni dei cappellani cominceremo a conoscere l’interno del carcere: Gli abitanti della Zona Rossa. Detenuti, agenti, volontari… nell’arco della giornata le sei traiettorie di vita dei nostri protagonisti incroceranno quelle delle vite di decine e persone, ognuno con la sua storia.
La giornata comincia con la lettura delle domandine, nomignolo con cui si identificano le richieste formali di colloquio con il sacerdote da parte dei carcerati.
Per molte delle anime rinchiuse in carcere, altrimenti abbandonate a sé stesse, il cappellano è l’unico punto di riferimento. Per questo motivo la parte più toccante ed emotiva del nostro documentario è quella in cui i cappellani si dedicano ai colloqui individuali con i detenuti (e, non di rado, anche con gli agenti penitenziari e i volontari). Storie grandi, che parlano del rapporto con Dio e con il proprio delitto. Ma anche storie piccole, commuoventi, che parlano di famiglia e di bisogno di affetto.
Oltre al conforto dello spirito il cappellano è impegnato nel soddisfare l’incessante richiesta di beni materiali di prima necessità (il vestiario, innanzitutto, ma anche occhiali e dentifricio) ma anche nella ricerca di un lavoro e nel disbrigo di pratiche riguardanti la situazione della famiglia e dei figli, o problemi relativi all’immigrazione, alle pensioni, ai permessi premio e agli assegni di invalidità.
In ognuno dei sei penitenziari saremo testimoni delle attività di cui i cappellani si fanno promotori per dare un senso alla vita dei detenuti, dallo sport all’istruzione, dal cinema al lavoro.
La tecnica di ripresa
Le telecamera di “Zona Rossa Sempre” lasciano che i protagonisti “recitino semplicemente se stessi” sul set temporale delle 24 ore.
Non c’è una voce narrante ma solo cartelli che ci indicano l’ora e il luogo in cui ci troviamo.