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IL PEGGIOR NATALE DELLA MIA VITA - Il seguito con De Luigi


Capitolo due di "La peggior settimana della mia vita", questo film di Alessandro Genovesi raggiunge una sufficienza piena grazie a personaggi e interpreti. Ottimo per Natale e per trascorrere un'ora e mezza divertente e senza pensieri. Un po' a risparmio la sceneggiatura e la regia, con inquadrature statiche e sviluppi semplici e prevedibili. In uscita giovedì 22, primo tra i film di fine anno, distribuito da Warner Italia


IL PEGGIOR NATALE DELLA MIA VITA - Il seguito con De Luigi
Cristiana Capotondi e Fabio De Luigi
Non manca nulla al nuovo film di Alessandro Genovesi, o quasi. Ritroviamo le vicende del catastrofico Paolo, interpretato da Fabio De Luigi, alle prese questa volta con le vacanze di Natale in un castello della Val d'Aosta. Il gruppo è lo stesso del primo film: Cristiana Capotondi, Antonio Catania, Anna Bonaiuto con l'aggiunta di Diego Abatantuono, padrone del castello, e Laura Chiatti, sua figlia, e di un eccezionale Dino Abbrescia, nei panni di un maggiordomo stile "Frankenstein Junior".

La storia funziona senza troppi picchi e, come detto nell'introduzione, sembra scritta risparmiando ogni possibile sviluppo, anche divertente. Così il barista muto (Totò Onnis) è troppo muto, sprecando una sicura scena divertente, oppure i due becchini, Ale e Franz, sono troppo freddi e dopo un iniziale simpatia, non riescono a sfruttare tutto il loro potenziale comico.

Il risvolto positivo, tipico del film delle Feste, non arriva solo nel finale, ma va a chiudere "bene" tutti i capitoli e tutti gli equivoci divertenti che si aprono durante il film, senza sfruttarne fino in fondo le potenzialità.

Non fraintendiamo, "Il peggior Natale della mia Vita" funziona ma avrebbe potuto funzionare meglio, magari con un po' più di cattiveria e cinismo, che tra i personaggi riesce solo Diego Abatantuono ad offrire. Ma forse più grazie alla sua personalità che non al ruolo.

A negare i possibili "fuochi d'artificio" anche la regia di Genovesi, che evita ogni inquadratura "totale" e ogni movimento di macchina, non offrendo quasi mai l'insieme della situazione e dell'ambiente, malgrado questo sia molto scenografico. Campi medi e primi piani sui personaggi, sempre fissi e sull'asse, si susseguono senza soluzione, dando un senso di pesantezza e di "sbrigativo". La mancanza di qualche inquadratura si percepisce, come la soggettiva di Abatantuono che si sente male in strada, o l'inquadratura della piscina che sfonda il pavimento, risolta con qualche asse spezzato ma senza acqua o macerie o feriti.

Eccezionale, come detto, il personaggio di Pino il maggiordomo, interpretato con grande personalità da Dino Abbrescia, che anche se per le fulminee apparizione ricorda molto l'Igor di Marty Feldman, è sicuramente il più originale e riuscito. Un premio come attore non protagonista se lo merita di sicuro.

19/11/2012, 14:20

Stefano Amadio