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VENEZIA 71 - La "Patria" di Felice Farina


Un viaggio attraverso il tempo per focalizzare il percorso del nostro Paese. Anche Farina sceglie di mescolare finzione e repertorio. Con Pannofino, Citran e Gabardini


VENEZIA 71 - La
Gabardini, Pannofino e Citran in "Patria" di Felice Farina
Il declino economico ha molte facce. A Torino è quella delle industrie che falliscono, della delocalizzazione, della disoccupazione che aumenta e del numero sempre più elevato di suicidi per motivi economici. Un operario, Francesco Pannofino si arrampica su una torretta pericolosa e minaccia di buttarsi giù se non gli viene concessa un’intervista alla televisione locale per far sapere a tutti che la fabbrica dove lavora ha intenzione di chiudere e spostare la produzione all’estero.

A cercare di salvarlo arriva un altro operaio, rappresentante sindacale, Roberto Citran, di idee politiche del tutto opposti, mentre il custode assunto come categoria protetta, ipovedente e autistico, Carlo Giuseppe Gabardini, si aggiunge per fare loro compagnia.

“L’idea del film mi è venuta appena letto il libro Patria di Enrico Deaglio durante l’ennesima discussioni sull’anomalia politica berlusconiana”, dice Felice Farina regista del film omonimo presentato alle Giornate degli Autori. Trent’anni di turbinosi cambiamenti della storia italiana, “con i buoni e i cattivi, la musica, le bandiere, un po’ di kiss kiss, e troppo bang bang”, raccontati nell’arco di una notte attraverso il confronto-scontro tra punti di vista diversi. E nella disperata attesa che arrivi qualche giornalista, in tempi in cui i mass media si muovono quasi esclusivamente verso la ricerca del sensazionalismo, cercare di capire “come si è finiti così?

La struttura del film è quella di “Hiroshima mon amour” di Alain Resnais, come precisa lo stesso regista. Un montaggio che mescola materiale di repertorio, spesso difficile classificazione ma capace di far emergere emozioni e sentimenti piuttosto che fatti, e scene recitate. Così dagli anni di Piombo, si passa all’assassino di Aldo Moro, evento che ha cambiato il corso della storia. E poi, la lotta alla mafia con gli arresti e il maxiprocesso di Palermo, fino all’uccisione di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Dagli anni del CAF, dei servizi segreti deviati e dei licenziamenti alla Fiat, per arrivare a Tangentopoli e Mani pulite che hanno decretato la fine della Prima repubblica. Ed infine l’ascesa del berlusconismo, la crisi economica e con essa quella etica, sociale e politica.

Questa doppia dialettica tra passato e presente permette a Farina di istaurare una sorta di dibattito essenziale sulla situazione attuale dell’Italia, tra occasioni perse, speranze tradite, ribaltoni e giochi di potere. “Il risultato finale è indefinito, come indefinito è l’oceano di ombre e luci della memoria del nostro paese”.

04/09/2014, 09:05

Monica Straniero