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FESTIVAL DI ROMA 9 - "Fino a qui tutto bene" incontro stampa


Presentato nella sezione Prospettive Italia “Fino a qui tutto bene” , diretto, prodotto e scritto da Roan Johnson insieme a Ottavia Madeddu, con il supporto dell’Università di Pisa. Distribuito da Microcinema, nelle sale il 29 gennaio 2015. Nel cast: Alessio Vassallo, Paolo Cioni, Silvia D’Amico, Guglielmo Favilla, Melissa Anna Bartolini e Isabella Ragonese.


FESTIVAL DI ROMA 9 -
Roan Johnson ha parlato così del suo film: “Inizialmente siamo stati chiamati dall’Università di Pisa per fare un documentario sull’ateneo. Sapevamo che sarebbe stata un’impresa, essendo quello dell’università un mondo molto vasto. La nostra idea è stata quella di fare prima una ricerca e poi degli interventi video, ma prima appunto una ricerca per capire gli aneddoti e gli amori di quegli anni. La cosa bella è stata che molti studenti ci davano la sensazione di non volersi arrendere alle difficoltà e andare dritte verso i loro obiettivi. Successivamente a Ottavia è venuta in mente l’idea di fare un film con pochi soldi e cinque amici che si dividono una casa e dove succede di tutto. Abbiamo seguito e ci ha ispirato quello che ci hanno trasmesso quei ragazzi. Ci siamo buttati a capofitto e questo ci ha dato tanta forza”.

È stato chiesto poi al regista se questa esperienza gli ha concesso maggiore libertà e quindi più facilità nel lavoro, rispetto alle altre: “L’unica difficoltà è stata inizialmente trovare la storia giusta” – ha ammesso Johnson, che ha proseguito:” poi Ottavia ha proposto l’idea di chiuderci tutti dentro una casa, in un tempo ristrettissimo, ma abbiamo girato tutto con una facilità elevata e, nonostante i pochi messi, non ho avuto la percezione che fosse un film povero. Per fortuna, ci è andato tutto di lusso. Abbiamo girato in meno di quattro settimane, ad agosto, scelta funzionale sia per la stagione calda sia perché Pisa d’estate è vuota e quindi il set era perfetto”.

È intervenuto anche Paolo Cioni, che ha spiegato come Roan Johnson abbia “il superpotere di non prendere e seguire solo gli attori, ma anche tutta la troupe. Se non si trova l’equilibrio tra le due parti la freschezza, che tutti noi abbiamo percepito, viene a mancare. Non ho ancora visto il film, ma l’emozione è grandissima”.

Infine, la sceneggiatrice Ottavia Madeddu ha dato un suo parere sulla scelta del genere commedia: “Quando abbiamo pensato a questa idea, dopo il documentario, ci siamo avvicinati alla commedia perché era il genere più vicino a noi e ogni personaggio è emerso in modo molto naturale, anche se la riscrittura delle parti c’è stata più e più volte insieme a questi attori qua”

22/10/2014, 15:53

Margherita Pucello