BIF&ST 16 - UNA FIGLIA, crescere nel dramma
Pietro è un padre premuroso, dopo la morte della moglie anni prima ha cresciuto da solo la loro figlia, Sofia, ora adolescente. Da qualche tempo l’uomo sembra aver trovato la serenità accanto alla nuova compagna, Chiara, con la quale però la figlia non va d’accordo. Sofia non sopporta la presenza della donna, nonostante cerchi in tutti i modi di farsi volere bene, e la tensione tra le due presto prenderà una piega inaspettata. Padre e figlia si ritroveranno a dover affrontare una sfida più grande di loro, a cambiare le loro vite e il loro rapporto, ma soprattutto ad affrontare i propri demoni.
Dopo lo scioccante e straziante “Mia”,
Ivano De Matteo torna a raccontare in “
Una figlia” una famiglia alle prese con un eventi che nessuno si augura di dover affrontare, scritto dallo stesso regista con Valentina Ferlan, liberamente tratto dal romanzo “Qualunque cosa accada” di Ciro Noja. Qui assistiamo a un ribaltamento: se nel film precedente la prospettiva era quella delle vittime, qui siamo “dalla parte” dei carnefici, dalla parte di una ragazza persa, di un padre che ha perduto ogni certezza, ogni punto di riferimento. Nel 2014 De Matteo in “I nostri ragazzi” ci mostrava non solo dei giovani senza scrupoli, svuotati da ogni briciolo di coscienza, ma anche dei genitori ignavi, che non riuscivano a guarda in faccia alla realtà, anzi la negavano. “Una figlia” sembra una sorta di proseguimento ideale di quel film in cui la presa di coscienza da parte di figlia e genitore è totale, rendendo la storia non la semplice cronaca di un crimine e delle sue conseguenze, ma un percorso di crescita. In questo modo il regista non calca la mano sugli aspetti più pruriginosi, o non sceglie di soffermarsi sui risvolti mediatici che fatti del genere scatenano nella cronaca quotidiana, ma si sofferma sulle reazioni dei due protagonisti, perfettamente interpretati da Stefano Accorsi e Ginevra Francesconi: l’uno rabbioso e dilaniato dal dolore, l’altra intensa anche nelle scene in cui lavora più di sottrazione.
Ivano De Matteo arriva alla sostanza profonda del dramma, interrogando lo spettatore: cosa faresti al posto di Pietro? Davvero pensiamo di essere al sicuro dall’orrore, e che i nostri figli non siano capaci di macchiarsi di un delitto? Ma arriva anche a metterci nella condizione di dimenticare il crimine commesso da Sofia, e di soffermarci sulla sua presa di coscienza, sulla sua (ri)nascita e crescita in un contesto in cui una ragazza di una famiglia borghese non avrebbe mai pensato di ritrovarsi. Aspetto che ci fa riflettere anche sul ruolo di recupero che le carceri dovrebbero avere, ma soprattutto sull’impatto che figure come Sofia possono avere sulla società, che spesso è portata a mettere alla gogna senza appello l’assassino.
Un romanzo di formazione crudo e delicato nello stesso tempo.
26/03/2025, 12:02
Caterina Sabato